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La sponda dell'utopia

Al teatro Argentina di Roma
dal 10.04.2012 al 19.04.2012

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Trama:
Trilogia scritta nel 2005, Viaggio-Naufragio-Salvataggio, che ripercorre 33 anni di storia della Russia (1833-1863). Racconto di una comunità in viaggio, la storia intreccia un grande fallimento ideologico con gli altrettanto grandi fallimenti personali. Emozioni, colpi di scena, battute fulminanti, dialoghi ironici e momenti struggenti.
...continua


Recensione:

Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: la sfida è stata vinta.

Parliamo di sfida perché allestire oggi The coast of utopia di Tom Stoppard, trilogia che ripercorre tre decenni e mezzo di storia russa, è impresa che richiede un’alta percentuale di coraggio e di incoscienza: prospettiva che non deve aver spaventato una Michela Cescon pronta ad acquistarne i diritti per poi, con la sua Zachar Produzioni insieme agli stabili di Torino e Roma, dar vita al progetto diretto da Marco Tullio Giordana.

Tre spettacoli indipendenti, Viaggio, Naufragio e Salvataggio, in compagnia del fior fiore dell’intellighenzia di una Russia che cerca di vigilare su coscienze e libertà di pensiero: e se i protagonisti sono l’anarchico Bakunin, il rivoluzionario filosofo Herzen, il critico letterario Belinskij e il romanziere Turgenev, a sfilare è un’intera nazione nelle sue componenti più variegate per raccontare di sogni come progetti, di amori come disillusioni, in un continuo alternarsi di pubblico e privato dove a goffi approcci amorosi segue la rappresentazione di fallimenti ideologici ed insuccessi personali. Dal 1833 al 1868, spaziando dalla campagna russa alle metropoli europee, in scena una serie di animati tableaux vivants con uomini e donne pervasi da aneliti di libertà ed atmosfere che richiamano il celebrato teatro cechoviano: un racconto in continuo movimento spazio-temporale che Marco Tullio Giordana, servendosi della traduzione di Marco Perisse, risolve alternando ambienti neutri (pochi e simbolici gli oggetti in scena), ad una serie di proiezioni che le belle luci di Gianni Carluccio, autore anche delle scene, rendono ancora più interessanti. E se un merito va riconosciuto al Giordana regista questo è senza dubbio di aver colto la necessità di non “invadere il campo”, ma di rimanere sempre un passo al di fuori, lasciando scorrere fluente un racconto che impressiona per la bellezza e fluidità del testo: spiazzante, a tratti, l’abilità di Stoppard nel modellare una scrittura ricca di linguaggi tra di loro diversi, ed al tempo stesso in grado di scavare nell’animo umano con rara profondità, riuscendo ad affermare una concezione relativistica del mondo dove poche sono le certezze, a tutto vantaggio dell’iniziativa e della volontà del singolo.

Viaggio, Naufragio e Salvataggio, o se preferiamo Giovinezza, Maturità e Vecchiaia, tre segmenti indipendenti facenti parte di un medesimo disegno: in Viaggio, ambientato nella tenuta di campagna dei Bakunin a Premuchino, il protagonista è il rampante Michail Bakunin, adrenalina vivente in perenne movimento, punto di assoluto riferimento per le amate sorelle, sempre pronto a sposare ogni possibile idea rivoluzionaria che cerca di far propria facendo leva su di una logorrea talvolta accompagnata ad atteggiamenti provocatori ed aggressivi, seppur autentici e genuini. Una casa aperta, la maison Bakunin, dove arrivano i combattivi amici di Michail, dal critico Belinskij ad Ogarev, dal romanziere Turgenev a quell’Aleksandr Herzen attorno cui è modellata la seconda sezione, Naufragio.

Trasferita a Parigi, culla dei nascenti moti rivoluzionari, l’intera comunità passa da una repentina gioia ad una contagiosa disperazione quando si rende conto che violenza ed egoismo stanno prendendo il sopravvento sui moti libertari: come se non bastasse anche la sfera privata di Herzen va alla deriva, con la moglie Natalija, prima di morire a seguito di un’improvvisa tragedia famigliare, preferire il pragmatismo del poeta Georg Herwegh all’utopia del marito Aleksandr, per il quale si spalancano le porte di Londra, buen retiro per il destino di molti rivoluzionari di fine Ottocento.

Da ultimo Salvataggio, dove ritroviamo Herzen ed i suoi compagni rivoluzionari a meditare sui fallimenti della rivoluzione francese: la casa del filosofo diventa il centro del pensiero e dell’azione, vi transitano esuli e amici di gioventù a partire da quel Nikolaj Ogarev che irrompe con la moglie Natasha, decisa a sostituire la figura materna nell’educazione dei figli di casa Herzen: un incontro che prefigura un secondo naufragio con Aleksandr e Natasha giorno dopo giorno sempre più in intimità, ed Ogarev protagonista di una goffa relazione con una prostituta. Ma il tempo è passato e si avverte forte anche il divario generazionale che spinge i giovani ad impegnarsi per una sanguinosa rivoluzione, mentre l’ormai canuto Herzen lotta per un cambiamento costruito su pace e dialogo.

Tutto questo mare magnum è portato in scena dalla vivacità di un cast di trentuno attori meritevole di elogio per impegno e dedizione: pur con alcune differenze a livello interpretativo, soprattutto per le parti femminili, citazione d’obbligo per l’Herzen di un intenso Luca Lazzareschi, affiancato dal Michail Bakunin di Denis Fasolo, dal Belinskij di Corrado Invernizzi, dal Turgenev di Giorgio Marchesi e dal Nikolaj Ogarev di Fabrizio Parenti; tra le donne su tutte Roberta Caronia, Paola D’Arienzo, Sandra Toffolatti ed Irene Petris.

The coast of utopia di Tom Stoppard: una sfida vinta, un sogno non rimasto utopia, ma diventato bella e concreta realtà.




Curiosità:

Rappresentata solo a Londra, Tokyo e New York, dove ha vinto il maggior numero di Oscar teatrali mai assegnati.

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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Commedia
Durata: 7 h 30 m
Tom Stoppard (Autore)
Marco Tullio Giordana (Traduttore)
Marco Tullio Giordana (Regista)
Andrea Farri (Musica)
Gianni Carluccio (Scenografia)
Elisabetta Antico (Costumi)
Francesca Sartori (Costumi)
Gianni Carluccio (Luci)

CAST
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AAA – Autori cercansi (concorso regionale)

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La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia



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