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L'arte del dubbio

Regia di - Sergio Fantoni
Al teatro Vittoria di Roma
dal 29.01.2013 al 10.02.2013

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«Il dubbio è singolare, la verità plurale»



Trama:
Un “cabaret del dubbio” dove niente è dato per scontato, una moderna commedia dell’arte articolata in quadri in cui i giochi di parole, lo strumento dell’interrogatorio e la forma del processo fanno sì che Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani si divertano a indossare i panni dei tipi più disparati; e lo fanno su un teatrino da fiera di paese, con siparietto, quinte e luci che ricorda il teatro-cabaret brechtiano.
...continua


Recensione:

Un teatrino scalcinato, contornato di lampadine, sul palcoscenico: un teatro nel teatro dove agiscono due attori con bombetta, Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani, a metà tra gli sgangherati teatranti di Testori e Vladimiro ed Estragone di Aspettando Godot portatori di interrogativi esistenziali. Ma riprendono anche una serie di codici del teatro di varietà e di rivista, una recitazione brillante, rifacendosi ai mostri sacri del genere. Sotto forma di avanspettacolo viene messo in scena un testo che riflette sui massimi sistemi: il dubbio in senso cartesiano, il relativismo, pirandelliano, sofistico, della verità e l’impossibilità della sua raggiungibilità.

Tratto dal libro di Gianrico Carofiglio, non a caso un giurista prestato alla letteratura, lo spettacolo è costruito su un palinsesto di dieci, in realtà undici, scene, aventi come oggetto la ricerca della verità, la sua conoscibilità: anche quando questa avviene in un’aula di tribunale, e si può avvalere di accurate tecniche investigative e può essere perseguita attraverso il contradditorio di tutte le parti, non può che essere un’approssimazione. «Il dubbio è singolare, la verità plurale» viene ribadito più volte.

Tra le scene ci sono cinque intermezzi giudiziari. E qui sta una prima brillante intuizione degli autori, il mettere in evidenza la corrispondenza dell’aula di tribunale con il teatro, il dibattimento e l’interrogatorio con lo spettacolo e la messa in scena. Il secondo punto di forza di L’arte del dubbio è quello di muoversi sostanzialmente sui binari del teatro povero. Basta una toga presa sottobraccio per trasformare i personaggi in avvocati, un foulard o un cappello per diventare figure alla Don Camillo e Peppone: tutto si gioca sulla poliedricità degli attori in scena. E l’uso di sagome conferisce allo spettacolo un tono grottesco, come il cartello stradale triangolare a rappresentare Dio.

Tra le scene dello spettacolo, due pezzi di teatro civile appaiono come i momenti più alti, le parti decisamente più riuscite. Ancora ci si arriva con un semplice cambiamento di luce, resa più soffusa, che vira la scena al grigio e allo scuro: il tono dello spettacolo cambia di colpo. Delle piccole sagome nere, il suono delle campane, evocano l’incidente della Thyssen, mentre con la sola forza del teatro di narrazione la Piccolo ricorda don Peppino Diana, il coraggioso prete antimafia assassinato nel 1994.

Uno spettacolo che si gioca su una dimensione di leggerezza, su un tono sfarsesco, che non stride con i temi alti che vengono trattati, ma che tuttavia risente dell’impianto didascalico – vedi le massime che introducono ogni scenetta – su cui, giocoforza, è costruito. 




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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Commedia
Durata: 90'
Gianrico Carofiglio (Autore)
Stefano Massini (Adattamento)
Sergio Fantoni (Regista)
Francesco Brandi (Aiuto regista)
Cesare Picco (Musica)
Nicolas Bovey (Scenografia)
Nicolas Bovey (Costumi)
Nicolas Bovey (Luci)

CAST
Ottavia Piccolo (Attore)
Vittorio Viviani (Attore)
Nicola Arata (Musicista)
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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