La Roma bene dei salotti attigui a certi ambienti viene sagacemente descritta in apertura di pièce. Il Cardinal Mia Cara passa in rassegna gli invitati spiazzando il Professore che lo accompagna e che fatica a sintonizzarsi sui suoi toni insolenti e maleducati. Il Cardinale veste i panni dell’educatore immorale e dialoga con lo spettatore mentre si confronta con il professore, zelante accolito, figura piena di umani dubbi nel cercare di conciliare la sua omosessualità con la fede cristiana e la condanna della Chiesa della pratica di Sodomia.
Il Cardinale chiarisce con un linguaggio schietto e deciso che per la Chiesa il problema non è l’omosessualità ma lo scandalo. Distingue tra l’omosessualità, che non è condannata dalla Chiesa, e la sodomia, che è l’esercizio dell’omosessualità, e che invece viene punita perché comporta la dispersione del seme. La Chiesa non punisce chi non esercita l’omosessualità e il fatto che la carne sia debole è un discorso da affrontare su tutt’altro piano. Per risolvere la questione e dissolvere i suoi dubbi, il Cardinal Mia Cara, con sfacciato cinismo, suggerisce piuttosto al professore di farsi furbo e conciliante, invece di chiedersi se un omosessuale e un eterosessuale abbiano o meno la stessa anima.
Intanto i retroscena di un potere misterioso vengono svelati attraverso la relazione tra il Ragazzo e l’Uomo: la ragion di stato si scontra con l’emotività giovanile che ricerca l’amore laddove l’Uomo preferisce aspettare per ottenere i riconoscimenti e il potere che desidera. Ma la ragion politica non si può conciliare con la ragione del cuore e il Cardinale resta schierato dalla parte del potere.
Il potere è talmente importante che non si può mischiare con altro. Amore e potere non si uniscono, casomai camminano paralleli.
La disquisizione filosofica approfondisce il rapporto tra omosessualità e potere e scopre le carte sulla posizione della Chiesa nei confronti degli omosessuali che essendo “troppo liberi e senza regole” non sono abbastanza disponibili o produttivi per servirla.
E’ l’opportunismo con tutte le sue maschere e retroscena che viene raccontato in questo testo caustico e sincero. La messa in scena però indebolisce con un’azione lenta e spezzettata l’incisività della parola. I continui cambi scena, appesantiti da lunghe pause al buio, hanno un effetto spiazzante sullo spettatore che fatica a riprendere il filo del discorso. Ma almeno restituiscono un senso di spiazzamento e di scalpore sottopelle, che l’autore sembra voler trasmettere oltre la sfacciata e insolente dialettica.
Apprezzabile l’attenzione a un tema sempre attuale e a certi scandali avvenuti e presto soffocati dietro dichiarazioni ufficiali, che qui invece vengono smaccatamente sviscerati.
Ognuno ha le reliquie che si merita