Dell’opera di Petronio del I sec. d.C. restano ampi estratti dei libri XV e XVI, che permettono di ricostruire la trama in modo approssimativo. Da questi intensi frammenti si disegna il ritratto di un’età inquieta che assomiglia a quella in cui viviamo. Ecco perché Massimo Verdastro affida la rivisitazione degli episodi del grande romanzo della latinità ad alcuni tra i più significativi autori contemporanei. Ogni autore esplora le pagine antiche per farne scaturire sette inedite drammaturgie, allestite attraverso fasi laboratoriali e infine articolate in cinque momenti teatrali (capitoli).
A questa magnifica visione contemporanea partecipa anche un’equipe di creazione interdisciplinare, arricchendo di video, pitture murali, scene e costumi, coreografie, canti e performance l’interessantissimo progetto che racchiude con grande sagacia, notevoli capacità performative e intensa forza espressiva, l’esperienza umana.
La narrazione si apre con una discussione tra il giovane Encolpio e il poeta-pedagogo Eumolpo sul tema della decadenza dell’eloquenza. Criside, la lunatica guardiana della pinacoteca, introduce gli spettatori all’incredibile repertorio lì custodito. Il vecchio retore illustra al suo giovane compagno il precario e malinconico equilibrio tra vizio e saggezza, medicando il dolore di vivere e la sofferenza per l’espressione bestiale dell’uomo capace di “quelle troie di guerre” che segnano l’inquietudine dell’anima che fatica a vivere in quell’età in cui non facciamo fatica a riconoscerci.
Nell’opera di Petronio le vicissitudini di Encolpio, il suo giovane amato Gitone e l’infido amico-nemico Ascilto proseguono sullo sfondo di una Roma che in questa messa in scena è luogo di corruzione e disfacimento, rappresentato dalla disgregazione del linguaggio, in bilico tra codici da sms e omaggi al dialetto romanesco. Tra clinic, bordelli e squallide locande si disegna la disgregazione dell’animo umano che cerca semplicemente riparo, non avendo alcuna prospettiva a cui aggrapparsi.
Splendida e ottimamente interpretata la reinvenzione della sacerdotessa di Priapo: tra lazzi e sberleffi, bizzarrie e oltraggi, attraversa il tempo con un latino maccheronico per punire in ogni dove i profanatori dei riti orgiastici di Priapo. Così i tre giovani verranno puniti per aver osato assistere non invitati alle pratiche segrete della sacerdotessa e dei suoi improbabili assistenti, ciascuno dei quali completa la cornice satirica di quest’opera che incarna la forza della contemporaneità pur poggiando sul passato e sulla tradizione.
Il Teatro Vascello, teatro stabile d’innovazione, ospita questo interessante progetto di incontro tra la stabilità dei classici delle culture lontane e l’incessante vitalità della creatività contemporanea, che reinventa e rinnova la drammaturgia dei nostri giorni.