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Raep

Al teatro Argot Studio di Roma
dal 18.04.2012 al 29.04.2012



Ballata senza speranza sulle morti bianche, questo testo traduce in versi la cupa realtà dell’occupazone italiana, fra rabbia violenta e disperata consapevolezza



Trama:
Tema d’attualità che prende spunto da due articoli di cronaca: la sicurezza del e sul lavoro. Problema visto dagli occhi di un operaio deceduto sul proprio posto e da quelli di uno studente imbrigliato in un sistema che non offre garanzie alcune. Il testo è costruito come un lungo Rap, le cui rime si fondono con ambienti visivi, luci e note stridenti di un violino, eseguite dal vivo da Sina Habibi.
...continua


Recensione:

Racconto post-mortem sul futuro che spaventa, questo Rap arrabbiato affronta senza mezzi termini il tema del lavoro, individuando nella realtà delle morti bianche e in quella della disoccupazione le due facce di una stessa medaglia. Un paradosso che mette sullo stesso piano chi muore per aver lavorato e chi non l’ha mai fatto, suo malgrado studente a vita, divorato dall’ansia disarmante dell’inutilità del proprio percorso formativo.

Testo decisamente interessante, giocato su un fiume di parole in libertà, incanalate in argini di rabbia disperata perennemente in cerca di una via di sfogo. “Rivoluzione-retribuzione-occupazione-soluzione”: le parole sono mantra snocciolati come preghiere furiose a un Dio che ha dimenticato l’uomo, all’istituzione che ignora il cittadino, al padrone che sfrutta l’operaio. Inesorabilmente fino alle estreme conseguenze.

In un mondo in cui i nomi sono anonime iniziali, dove nella massa tutti sono uguali a tutti – e sempre parimenti privi di diritti  - si nasce per morire. Assodato questo postulato, ci si rende conto che “il problema sta in mezzo”. Vite negate, individui sottratti, potenzialità castrate sono espresse in densi agglomerati sonori: intrecci di parole, smontate e rimontate in nuove tracce di senso compiuto e infallibilmente vero. Sono le litanie che accompagnano quel pre-sentimento di morte annunciata, che inevitabilmente arriva, perchè “i problemi non li affrontiamo, li consumiamo, li prendiamo per sfinimento. E alla fine va bene così”.

Le luci dall’alto, fioche e intermittenti, sono un riferimento impossibile e impassibile a cui lo sguardo tende in cerca di risposte che non verranno. A tratti mossa dall’originale violino di Sina Habibi, che invia input attraverso sensori, la scenografia luminosa incastra i movimenti in pareti invisibili o li guida attraverso scenari obbligati, come un campo da calcio che comprime la violenza latente fino a farla esplodere. E se dalla violenza ci si può ancora salvare, ché di energia vitale pur sempre si tratta, la disperazione è invece arma letale che non perdona. Così come il destino di chi si gioca la vita ogni giorno in termini di percentuali di rischio, consapevole che prima o poi perderà la scommessa.

A interagire in scena con il “personaggio musicale” di Habib, Mauro Santopietro (che dell’opera è anche autore) e Tiziano Panici sono gli espressivi interpreti di questa partitura, una prova attoriale impegnativa sotto tutti gli aspetti, da entrambi ottimamente sostenuta. Il margine di miglioramento sta nella ricerca di una modulazione maggiormente accentuata, perché il complesso flusso verbale non rischi di scadere in una latente monotonia, a discapito di uno spettacolo di grande pregio contenutistico e visivo. Messa a nudo di una realtà scottante, ma anche approfondita esplorazione del linguaggio inteso anche soprattutto come musicalità, che si conclude in modo drammaticamente significativo: “Quanto silenzio mi viene da dire”.




Curiosità:

Finalista Premio Scenario per Ustica 2011.

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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Drammatico
Durata: 60
Mauro Santopietro (Autore)
Mauro Santopietro (Regista)
Sina Habibi (Musica)
Andrea Giansanti (Ideazione luci)
Alessandro Calabrese (Luci)

CAST
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