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Fedra

Regia di - Walter Pagliaro
Al teatro Ghione di Roma
dal 03.04.2007 al 15.04.2007





Trama:
Il disperato, eroico dibattersi della donna tra la ferocia della passione e l’orrore di fronte all’ingiusta condanna esprime, accanto al senso della predeterminazione, tutto il pessimismo giansenista.
...continua


Recensione:
Tutto sbagliato in questo ennesimo ritratto della protagonista raciniana: dalla caricatura di un’interpretazione logora e logorante all’artificiosità di una messa in scena piatta quanto basta da far sorgere spontanea la domanda: “dov’è finito l’estro registico?”, dalla scenografia degna di un illusionista di poche pretese alle cinture borchiate da supereroe vecchia maniera e reggicalze in bella mostra del guardaroba scenico. La Fedra di Walter Pagliaro si dimena nel suo senso di colpa sorretta dai fumi corroboranti di una bottiglia, causa di un vaneggiamento altrimenti ingiustificato, a detta del regista. Come se non bastasse la pena e il tormento di non riuscire a controllare l’impeto di un amore oltraggioso. La Fedra di Jean Racine è lo specchio di una donna in balia dei propri sentimenti, che paga con la vita la ricerca di un’innocenza negata. Ben saldo ai dettami della dottrina giansenista, Racine è riuscito a tracciare i lineamenti di una figura compassionevole, vittima del suo stesso destino, punita dagli dèi attraverso “una passione illegittima di cui lei per prima ha orrore”. Da qui quella agitation d’esprit che il drammaturgo francese ha sapientemente inserito nell’attenta prefazione del 1677. A nulla vale l’incanto del testo riadattato nella traduzione di Giuseppe Ungaretti e il promettente tentativo di prolungare lo spazio scenico fino a comprendere tutta la sala, platea inclusa. La storia della figlia di Minosse e Pasifae scorre innocua, supportata dal richiamo esplicito alla tragedia greca delle maschere disegnate sui volti degli attori e dall’opportuna riserva di suppellettili di scena dal forte impatto visivo. L’armonia degli incastri temporali tra antico e moderno deve fare i conti, però, con una ricostruzione teatrale pasticciata ed indisponente dove anche la sobrietà di alcune interpretazioni ne risulta sbiadita.


Curiosità:
Una Fedra smaniosa di protagonismo, con reggicalze in bella mostra e scarponi in pelle, è la vittima designata di un destino avverso.
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 110
Jean Racine (Autore)
Walter Pagliaro (Regista)
Paolo Terni (Compositore)
Luigi Perego (Costumi)

CAST
Attilio Fabiano (Attore)
Diego Florio (Attore)
Micaela Esdra (Attore)
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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