Recensione:
Cimentarsi con una piéce di Neil Simon non è cosa facile visto che bisogna raccogliere l’eredità lasciata da grandissimi attori. Per quanto riguarda poi I Ragazzi Irresistibili, il confronto è ancora più ostico se il pubblico ha ancora nella memoria la performance lasciata (cinematograficamente parlando) da Walter Matthau e George Burns (che vinse anche un premio Oscar per quell’interpretazione) oppure, per i più fortunati, quella lasciata da Woody Allen e Peter Falk in un riadattamento televisivo mai arrivato dai nostri lidi.
Lewis & Clark, oltre tutto, non sono neanche personaggi “facili”, per cui il gioco si fa ancora più duro. Detto questo, Johnny Dorelli e Antonio Salines non sono certo tipi da farsi impressionare facilmente. Sul palcoscenico, ogni sera, passa quasi mezzo secolo di Storia del Teatro, della Televisione, della Radio, della Canzone e del Cinema. E benché la messa in scena de I Ragazzi Irresistibili sia abbastanza lineare e “tradizionale”, tutta questa Storia si sente e come.
E se è giusto che Johnny Dorelli raccolga ancora oggi i frutti della sua arte in una sorta di seconda giovinezza (il disco di due anni fa, la futura partecipazione a Sanremo), sarebbe altrettanto giusto che Antonio Salines fosse conosciuto al di là delle “sudate” tavole del palcoscenico, perché attore veramente straordinario.
In questa sorta di racconto-omaggio alla Comicità che non muore mai, tra i Vladimiro e Estragone di beckettiana memoria e rimandi a gag che ricordano Stanlio e Ollio (le sedie che tornano allo stesso posto pur muovendosi), i due danno misura della loro bravura. Nel resoconto di nevrosi e tic della sua amata New York, tra “Variety” e una sorta di avanspettacolo tipico degli Stati Uniti del dopoguerra (un “quadro” della pièce è tutto dedicato ad uno sketch ambientato in uno studio medico), Neil Simon racconta un’amicizia che non si vuole svelare ma che nel profondo c’è. E nella svogliatezza burbera di Willie Clark (Johnny Dorelli) e la bonarietà fraterna di Al Lewis (Antonio Salines) si racconta un mondo che non c’è più ma che, affettuosamente, è ancora vivo nel ricordo e chiede, da lì, di tornare a vivere per dimostrare che la Comicità non è soltanto un fatto di pura “attualità”.
Se nella messa in scena sembra, in alcuni punti, mancare il ritmo è pur vero che i due grandi attori sono sempre lì pronti a stupirci, rimandandoci poi a momenti di straordinaria verve comica. E nel racconto di vite passate sul palcoscenico a cercare il consenso del pubblico si snoda il racconto di altre vite che dopo tutti questi anni sono ancora a cercare di raccontare (riuscendoci) che la comicità, come la vita, è proprio un fatto di alchimia.
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