Recensione:
Toccante Pereira.
Come nel romanzo, anche la rappresentazione teatrale inizia con le parole "Sostiene Pereira", ripetute con frequenza per tutto lo spettacolo dal bravo attore portoghese, Amandio Pinheiro, la voce narrante che la regista Teresa Pedroni ha inserito egregiamente sul palcoscenico.
Come se Pereira, giornalista di cronaca nera, volesse rilasciare la propria confessione, o deposizione. O, finalmente, una testimonianza reale, una presa di coscienza dell’impossibilità di rimanere neutrali di fronte alla tragedia della dittatura salazarista.
E’ un dito puntato contro l’immobilismo, contro l’acquiescenza di un certo giornalismo da salotto. Poco per volta il protagonista scopre la realtà del regime, le violenze, il clima di intimidazione, la censura cui è sottoposta la stampa, tutte cose cui non aveva fino ad allora fatto caso, isolato com'era dalla vita reale, concentrato solo sul pensiero della moglie e sulla letteratura, il suo microcosmo. Tanto simile (e attuale) a quello"dell'uomo qualunque" che alberga in ognuno di noi.
La trasposizione è estremamente fedele al romanzo di Antonio Tabucchi, la letteratura prende corpo in scena e l'anima viene catturata trasformandosi in poesia teatrale. Toccante e commovente Paolo Ferrari in una delle sue migliori interpretazioni. Il pubblico apprezza e lo ringrazia con una pioggia scrosciante di applausi.
Il ritmo è volutamente lento, soprattutto nel primo atto, un ritmo fatto di pensieri più che silenzi, per poi crescere di pari passo col turbamento del protagonista.
Ben esposta anche la teoria sulle anime – espressa emblematicamente da Tabucchi attraverso un personaggio del suo romanzo, Cardoso, medico con il proposito di abbandonare il Portogallo per la Francia, vera patria di ideali di libertà – che ipotizza la presenza, in ogni uomo, di una confederazione di anime governate da quella dominante che tuttavia può, talvolta, essere sottomessa da un'altra anima che prenda il sopravvento. L'inquietudine che Pereira-Ferrari sente di avere potrebbe essere quindi il preludio di un grande cambiamento.
Gli attori si immedesimano perfettamente nei protagonisti rendendo fluida ed avvolgente la commistione. Merito di una regia qualitativamente valida e sensibile, abituata alla messa in scena di spettacoli ispirati a romanzi di autori contemporanei.
La scenografia è scarna ma essenziale mentre le musiche svolgono correttamente il compito di accompagnare gli eventi che si susseguono.
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