Recensione:
Commedia di Peppino De Filippo in tre atti, apparentemente orientata solo alla comicità, ma che non manca di riservare qualche sferzata all’ipocrisia sociale, alla legge ineguale per molti e alle forze dell’ordine difficilmente brillanti nel farla rispettare.
Fabio Gravina dirige la commedia degli equivoci interpretando il protagonista Desiderio ed il suo sosia bandito che ha tutto l’interesse ad essere scambiato per il suo più docile doppio.
La casa, la nuova cameriera, il cognato a carico e la moglie svampita costituiscono il quadro rassicurante dal quale partire per poi sconvolgere il tutto suscitando ilarità. La minaccia arriva con la posta e si complica grazie all’intervento di un avvocato sempre sopra le righe che sembra tirare l’acqua a diversi mulini con l’unico obiettivo di abbeverarsi alla fonte della moglie del disgraziato Desiderio.
Gravina rincorre la commozione di Peppino con gambe lente e posate che ricordano quelle di Eduardo. La sua vocazione è mantenere in vita il grande teatro dei De Filippo, e quantunque i giochi di parole a volte risultino eccessivi, dei fratelli riesce a restituire l’atmosfera, le maschere che li circondavano, le situazioni tragicomiche intrise di una incredibile autenticità.
Ad un primo atto di presentazione dell’intreccio e di comici travestimenti segue un secondo nel quale cominciano le apparizioni del doppio Gravina che nei panni del malcapitato piagnucola mentre in quello del bandito minaccia. Le diverse entrate del protagonista chiariscono al pubblico la differenza tra i due sosia senza sciogliere i dubbi ai personaggi in scena.
Nel terzo i qui pro quo lievitano, i nodi vengono al pettine e la morale si affaccia leggera, accompagnata da una grande dose di comicità e follia, unica via d’uscita alla monotonia e al grigiore quotidiano.
La regia di Gravina si avvale della buona recitazione di tutti i personaggi, senza lampi di genialità, ma rigorosamente a servizio di un testo che viene messo in scena dopo cinquanta anni dalla sua ultima rappresentazione, con l’intento di far vivere al pubblico le emozioni di un teatro intelligentemente leggero.
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