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Danza di morte

Regia di - Marco Bernardi
Al teatro Argentina di Roma
dal 01.04.2008 al 06.04.2008





Trama:
La lotta fatale e senza speranza fra anime.
...continua


Recensione:
Danza di morte di August Strindberg, scritto di getto in una sola settimana nel 1900 e considerato l’archetipo di tanto teatro moderno (e cinema, basti pensare all’opera di Ingmar Bergman) è l’analisi lucida e spietata della vita di coppia, dello scontro titanico tra i sessi, del matrimonio ma non solo, è anche una vera e propria profonda riflessione sul significato della morte e della vita. Si tratta di un testo che supera letteralmente gli stretti confini del naturalismo per aprirsi ad una visione più agitata dell’intimo, ad una prospettiva più metafisica e mistica, ad un’interrogazione rassegnata sul senso ultimo della morte e della nostra esistenza. È l’anima, la sua vita, ciò che interessa penetrare all’autore e questo sembra averlo compreso bene Marco Bernardi, regista dello spettacolo, che ha commissionato ad uno dei più autorevoli studiosi italiani dell’autore, Franco Perrelli, una nuova traduzione del testo, la prima condotta direttamente sull’edizione critica svedese. Una traduzione che ci restituisce un testo filologicamente preciso e molto vicino, anche nella scansione delle pause e dei ritmi, all’originale. Il titolo dell’opera, come ricorda Bernardi nel programma di sala, è un chiaro riferimento al soggetto figurativo medievale e rinascimentale così presente anche nella nostra tradizione religiosa, si pensi al ciclo di affreschi dei Baschenis in Val Rendeva o a quello della cappella di S. Giovanni a Bolzano, ma Strindberg stravolge la citazione storica per raccontarci una storia di “inferno coniugale” estremamente moderna. I due protagonisti, interpretati magistralmente da Paolo Bonacelli e Patrizia Milani, cercano in tutti i modi di stare il più lontano possibile l’uno dall’altra ma non sanno che non appena separati inizierà la sofferenza della mancanza, che è la più grande, la più terribile delle sofferenze che la vita possa offrire. Paolo Bonacelli disegna un Edgar tirannico e misantropo, tronfio della sua superiorità che però appare in realtà un poveraccio penoso e collerico. Energica e provocatoria la Alice della Milani, ottimo anche Carlo Simoni nel ruolo di Kurt, l’intruso che fa deflagrare il dramma. La scena naturalistica di Gisbert Jaekel è resa metafisica dalla funzionale partitura luministica, che gioca sui contrasti luce-ombra, giorno-notte. Al centro della scena si apre come sull’ignoto una porta-finestra che dà su un cielo e un mare sempre minacciosi. L’inferno coniugale di Strindberg non nasce dallo scontro di creature particolarmente diaboliche e perverse, ma dalla convivenza di personaggi assolutamente comuni, quasi banali che danzano intorno alla vita e alla morte.


Curiosità:
L’inferno coniugale di Strindberg non nasce dallo scontro di creature particolarmente diaboliche e perverse, ma dalla convivenza di personaggi assolutamente comuni, quasi banali che danzano intorno alla vita e alla morte.
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 135
August Strindberg (Autore)
Marco Bernardi (Regista)
Franco Maurina (Compositore)
Gisbert Jaekel (Scenografia)
Roberto Banci (Costumi)

CAST
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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