Recensione:
Il matrimonio, oltre ad essere un giuramento di amore eterno, rispetto e fedeltà reciproca, é effettivamente anche un accordo in cui ci si impegna a vivere la spicciola quotidianità insieme e vita natural durante. Nella calma borghese spesso le piccole abitudini conviviali diventano rituali e vanno a costituire le basi, non molto solide, di un matrimonio che, dopo tanti anni, inizia a somigliare sempre più ad un castello di carte.
Indro Montanelli, con un piccolo gesto, quello di togliere una sola carta da sotto il castello, lo fa crollare rovinosamente a terra. I due protagonisti, scoprendo un equivoco sui rispettivi gusti per il pollo si trovano a fronteggiare una quotidianità che non é più la stessa, in cui tutta la consuetudine matrimoniale diventa un’insopportabile manfrina nonostante nulla sia effettivamente cambiato.
La fendente ironia dello scrittore di Fucecchio, espressa in questo semplice e inconsueto testo teatrale - visto il suo impegno a tempo pieno di giornalista indipendente - ebbe il successo di una notte durante una rassegna che contava tra i suoi partecipanti anche Dino Buzzati, Achille Campanile e Pier Paolo Pasolini.
Una rarità dove vengono messi a confronto i rapporti sentimentali di tre coppie: i padroni di casa, ossia la coppia sposata da anni; la giovane e bella nipote col fidanzato grande, grosso e giuggiolone, ed infine la donna di servizio che ha trovato per compagno un tanghero e non sa se sposarsi.
L’interpretazione della compagnia “Silvio Spaccesi” non porta certo avanti il testo con uniformità, ma lo smonta quasi in una serie di sketch in stile situation comedy. Silvio Spaccasi, con il suo tipico personaggio dall’accento spoletino, diverte, intenerisce e trasporta il pubblico per tutto lo spettacolo come riesce a fare ormai da tanti anni, mentre minore è l’affiatamento con la compagna di palcoscenico Rosaura Marchi che non riesce a sincronizzare la sua verve partenopea con il resto del gruppo, le altre due coppie completano il quadro di uno spettacolo che riprende bene la tradizione della commedia popolare.
Alla fine è inevitabile che rimanga da chedersi quanto di Montanelli sia rimasto in questa rappresentazione, ma é altrettanto innegabile che questo tipo di teatro ha come unico scopo quello di divertire il pubblico, evidenziandone grottescamente i difetti; senza politica né parolacce, e ci riesce.
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