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Processo a Dio

Regia di - Sergio Fantoni
Al teatro Valle ETI di Roma
dal 26.02.2008 al 16.03.2008





Trama:
Uno dei processi contro Dio che gli ebrei tennero dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la liberazione dei Campi di Sterminio nazisti.
...continua


Recensione:
La scena è cupa, oscura, incombente. La storia è ambientata nel campo di sterminio di Lublino-Maidanek all’indomani della sconfitta nazista; i personaggi entrano e nel loro modo di relazionarsi ha inizio uno scambio di ruoli tra vittima e carnefice che spiazza lo spettatore. Da subito emerge evidente la difficoltà di incanalare in “normali” categorie di pensiero un problema della portata della shoà.

Elga Firsch, miracolosamente scampata alla camera a gas, reclama il diritto a processare la SS che sostituendosi a Dio le ha risparmiato la morte. Accanto a lei, protagonisti del processo sono altri ebrei che compongono la giuria e il Rabbino che interviene come avvocato della difesa di Dio, appunto. I capi d’accusa avanzati dalla donna sono facilmente documentati all’interno del campo, grazie alla raccolta di indiscutibili prove a danno dei nazisti. Elementi che pongono gli ebrei di fronte alla drammatica evidenza dell’enormità di quanto li ha travolti, ma che, soprattutto, esprimono un paradigma filosofico ed ontologico privo di fatto di una soluzione.

Processare Dio significa, infatti, riconoscere l’esistenza di un’entità superiore che decide del destino degli uomini e chiedergli ragione di quanto è accaduto, postulando che l’assurda tragedia abbia un senso imponderabile. D’altronde negare l’esistenza di una ragione superiore e dunque mettere in discussione l’esistenza di Dio – o meglio di un dio quale che sia – costringe ad accettare l’idea del determinismo, ovvero della possibilità che una tragedia di tale portata possa essere generata da un mero concorso di casualità.

Elga, così come la giuria ebraica, non cerca soddisfazione o vendetta, ma semplicemente delle risposte a domande quasi impossibili a porsi, risposte che di fatto nessun processo potrà mai fornire in quanto “l’eterno non si interroga” e dal momento che “sono 5.700 anni che gli ebrei fanno il processo a dio, secoli che gli ebrei vivono nei lager, gridano, non si arrendono, vogliono sapere. Un processo corretto presuppone l’assunzione di non colpevolezza fino a prova contraria”.

Ma Elga Fischer reclama la propria necessità di individuare un colpevole. Accetta così di produrre le prove concrete a sostegno dei cinque capi d’accusa contro Dio, e sistematicamente rovescia sugli sgomenti compagni argomenti e drammatiche testimonianze di quanto accaduto intorno a loro. Il loro Dio li ha resi schiavi, ciechi di fronte ad un disegno di morte, li ha traditi e venduti, ha permesso la loro disumanizzazione. La figura dell’ufficiale nazista è dunque solo uno strumento nelle mani di questo Dio impietoso, o piuttosto la forma che il caso ha preso per determinare il destino di un intero popolo?

Questo l’interrogativo cruciale che non può trovare risposta se non nella scelta, filosofica più che fideistica, di riconoscere l’esistenza di un disegno superiore dalle oscure ragioni per non soccombere alla logica folle di un destino privo di finalità e senso. Elga Fischer accusa Dio ma non può negarne l’esistenza, e finisce per affidargli un verdetto facendosi a sua volta strumento della di lui volontà.

Un testo, quello del giovane Stefano Massini, complesso, duro e penetrante, che indaga sorprendentemente a fondo e senza retorica sul senso delle umane vicende, osservando impietoso il dibattersi disperato e vano dei piccoli esseri umani. Una messa in scena da parte di Sergio Fantoni altrettanto cruda, che si avvale di attori di altissimo livello. Un'ennesima prova, per Ottavia Piccolo, di grande professionalità al servizio di un profondo impegno ideologico.



Curiosità:
Uno spettacolo privo di retorica, essenziale anche grazie alle scene e i costumi immaginati da Gianfranco Padovani.
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 90
Stefano Massini (Autore)
Sergio Fantoni (Regista)
Cesare Picco (Compositore)
Gianfranco Padovani (Costumi)
Iuraj Saleri (Luci)

CAST
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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