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L'itinerario infernale di sola andata di ANNA CAPPELLI
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Gobetti di Torino martedì 11 novembre 2025
di Annibale Ruccello 

regia Claudio Tolcachir; con Valentina Picello; scena Cosimo Ferrigolo; luci Fabio Bozzetta 

Carnezzeria in coproduzione con Teatri di Bari, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
In collaborazione con AMAT & Teatri di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane
E' un insieme di rovine e macerie su di una coltre di terra scura, elettrodomestici capovolti ma anche lampadario, cyclette e una poltrona, la stanza della memoria di Anna Cappelli, spazio interiore più che luogo fisico dove l'anonima impiegata, cui Annibale Ruccello ha regalato l'eternità della scena, ripercorre la sua esistenza dialogando con i fantasmi del passato. 

Copione immortale del giovane drammaturgo napoletano scomparso poco più che trentenne, il monologo rivive nell'allestimento diretto da Claudio Tolcachir con la magnifica Valentina Picello vestire i panni dell'anti eroina per definizione, simbolo di una battaglia per l'emancipazione condotta prima contro le oppressioni famigliari, poi contro le vessazioni della sgradita padrona di casa, da ultimo verso un uomo verso cui ripone l'irrealizzabile desiderio di possesso: una vita non vissuta ma subita, partita giocata in perenne difesa nell'attesa di potersi lanciare in un fugace contropiede, è quella che Anna gioca tra quattro desolate mura dalle quali non riesce a fuggire, trattenuta dall'insieme di ricordi materializzati in sofferti "a solo" con le presenze che ne hanno segnato la sopravvivenza. In una serie di ideali dialoghi Anna si imbatte prima nella rigida signora Tavernini, di cui affitta il maleodorante alloggio, poi con la cameriera Adele e la sorella Giuliana, responsabile di averle sottratto la stanza da bambina: un itinerario di desolazione e solitudine prossimo a trovare inaspettato riscatto nell’incontro con Tonino Scarpa, agiato ragioniere capace di farle vivere l'illusione dell’amore, di quell'agognato giorno in cui poter gridare a squarciagola "anche io vivo": ma è proprio vero che sic transit gloria mundi, ed anche l'uomo, Peter Pan prigioniero della sua balia, si rivela l'ultimo bluff verso il quale rivolgere un crescendo di ferali e beluine attenzioni fino al tragico epilogo che la vedrà mangiarne le carni per farlo, una volta e forse per l’unica volta, veramente suo.

Con grande rispetto della parola scritta, già di per sé teatro, la regia di Tolcachir asseconda con leggerezza il fluire del racconto che Valentina Picello fa proprio come seconda pelle: il suo è un itinerario di sola andata verso l'abisso, cronaca di un'esistenza combattuta la cui sanguinaria conclusione è riferita con quel tocco di grottesca ironia sempre presente anche nei momenti più drammatici. Personalità multiforme, la Anna della Picello impressiona e convince per la varietà di sfumature utilizzate nel ritrarre una donna in preda a rabbia e rimpianti, a disperazione e ricerca di una felicità mai vissuta: ed è così che sulle note di Raffaella Carrà e Gino Paoli prendono forma sessanta minuti di un'importante prova d'attrice, metafora di una vita a lungo agognata, fortemente desiderata, nella realtà tragicamente mai vissuta.
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