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Saltano lungo le rane di Carrozzeria Orfeo
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Gobetti di Torino martedì 9 dicembre 2025
uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo 

drammaturgia Gabriele Di Luca; regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti 

con (in ordine alfabetico) Elsa Bossi (Lori), Marina Occhionero (Iris), Chiara Stoppa (Betti) 

assistente alla regia Matteo Berardinelli; musiche originali Massimiliano Setti; scene Enzo Mologni; costumi Elisabetta Zinelli; ideazione luci Carrozzeria Orfeo

Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d'Abruzzo,Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47
Alcuni spettacoli sono perfetta sintesi di una poetica artistica, espressione di un modo di intendere e fare il teatro a prescindere dagli esiti finali: assistendo a Misurare il salto delle rane di Carrozzeria Orfeo si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un bignami teatrale della compagnia mantovana con la scrittura di Gabriele Di Luca capace di spiazzare il pubblico con situazioni e contesti grotteschi, ai limiti del paradosso, senza risparmiare amare riflessioni. 

Dietro l'enigmatico titolo si nasconde il racconto di tre esistenze al femminile, Lori, Betti ed Iris, presenze combattute che abitano una casa affacciata sul lago adiacente un anonimo paesino: vite segnate da misteri, lutti, desideri di fuggire e ricominciare, a partire dal salto nel lago che la figlia di Lori ha deliberatamente fatto a quindici anni, sprofondando la sua giovane vita ma anche quella della cugina Betti in un misto di disperazione e solitudine. Nella scena fissa di Enzo Mologni, interno ed esterno di una specie di baita diroccata, Lori divide la quotidianità con la nipote Betti, accolta e cresciuta come una figlia, ragazzona dai toni burberi e mascolini con la fissa delle gare tra rane, ed in perenne attesa di un bacio dal grande amore dei tempi dell'oratorio: a completare il microcosmo l'inaspettato arrivo di Iris, donna e moglie realizzata quanto tormentata e desiderosa di rimettersi in discussione che nella casa-rifugio irrompe per poi non allontanarsi più. 

Il salto delle rane si misura in cento minuti filati di un congegno teatrale dal ritmo sostenuto con le tre protagoniste spesso impegnate in divertenti schermaglie verbali tra botta e risposta in cui prendono forma pulsioni di fuga o di disperata affermazione della propria identità: la scrittura di Di Luca, sua anche la regia a quattro mani con Massimiliano Setti, indaga con leggerezza e ironia, senza mai scadere nello scontato o nel caricaturale, un malessere che ha fattezze ora della solitudine, ora della violenza, subita o perpetrata, ora dell'affannosa ricerca di nuove strade da percorrere. La scena restituisce un viaggio nelle zone grigie della condizione umana che l'autore disegna affidandosi ad una struttura "ad elastico" con la penna che sembra improvvisamente sfuggire di mano, salvo poi ritornare ad essere strumento di un timbro fortemente autorale: meccanismo ben supportato che richiede al pubblico di lasciarsi trasportare dal tourbillon di situazioni e stati d'animo fino al tragicomico epilogo da black comedy, conclusione di un percorso ottimamente reso da Elsa Bossi, Chiara Stoppa e Marina Occhionero cui sono andati i ripetuti e meritati applausi finali.
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