traduzione e adattamento di Monica Capuani; regia di Davide Livermore
con Anna Della Rosa e Linda Gennari
musiche Roberta Di Mario; scene e costumi Anna Varaldo; luci Francesco Traverso
Produzione Teatro Nazionale di Genova
Nulla è più diverso di quello che sembra essere a prima vista, cosi si potrebbe sintetizzare la parabola narrativa dell'itinerario emotivo con protagoniste due donne, Helen e Robyn, vittime di un incidente con il gommone, ed ora sbarcate sane e salve, o forse no, su di un una riva da dove cercano di ricostruire il cammino per ritornare a casa, salvo presto accorgersi che il luogo in cui si trovano non è in realtà un luogo reale: come in una diabolica matrioska al cui interno si materializzano scoperte e rivelazioni, lo spazio scenico dominato dall'acqua diventa immaginario teatro per una resa dei conti con un passato del quale, con il trascorrere dei minuti, emergono fantasmi e contraddizioni, piccole e grandi voragini proprie di un rapporto di coppia segnato da bugie e reciproci rancori. Quello che doveva esser il resoconto di un ritorno alla vita, neanche troppo velata è l'ispirazione al mito di Orfeo ed Euridice, in un inaspettato ribaltamento di ruoli e prospettive diventa cronaca di un dramma dei giorni nostri, con toni e linguaggi talvolta molto aspri e diretti far da contraltare ad un'atmosfera onirica ed immaginaria.
Assecondando il fluire di immagini e situazioni che il subconscio delle due donne lentamente rende manifesto, Davide Livermore firma una regia in superficie, attenta a non compromettere la "narrazione" di menti in continuo movimento, piuttosto decisa nel servirsi della componente mito come strumento per indagare, con lo sguardo del presente, l'atavica necessità di ribellarsi a ciò che sembra immodificabile, di riavvolgere il nastro di un'intera esistenza per cambiare anche solo una parola, un semplice gesto, l'ultimo appiglio che separa dal definitivo addio.
Testo dall'articolata struttura, e di non agevole decifrazione, Ci vediamo all'alba della scozzese Zinnie Harris ha nelle a lungo applaudite Anna Della Rosa e Linda Gennari le ispirate interpreti di un disegno affatto deciso a portare in scena il dolore nudo e crudo, semmai convinto di poterne rappresentare le molteplici sfaccettature in un gioco di incastri che faccia emergere dalla distesa d'acqua presente in scena ora il terrore e la paura, ora la passione e la dolcezza: sempre rifuggendo l'idea di stabilità e fissità di situazioni ed affetti, si arriva a ribadire come l'amore sia una presenza magmatica, in continuo divenire, elemento capace di modificare, e quindi salvare, chi sopravvive ad una separazione, fosse anche la più dolorosa ed estrema.
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