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Amore, morte e mito si incontrano in CI VEDIAMO ALL'ALBA
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Vittorio Gassman di Borgio Verezzi martedì 28 luglio 2026
di Zinnie Harris 

traduzione e adattamento di Monica Capuani; regia di Davide Livermore 

con Anna Della Rosa e Linda Gennari 

musiche Roberta Di Mario; scene e costumi Anna Varaldo; luci Francesco Traverso 

Produzione Teatro Nazionale di Genova
Presentata come evento speciale all'interno del Festival Teatrale di Borgio Verezzi diretto da Maximilian Nisi, la due giorni di Ci vediamo all'alba di Zinnie Harris, inquietante testo con grande cura tradotto ed adattato da Monica Capuani, impressiona e convince nel suo debutto assoluto diretto da Davide Livermore ed interpretato da Anna Della Rosa e Linda Gennari. 

Nulla è più diverso di quello che sembra essere a prima vista, cosi si potrebbe sintetizzare la parabola narrativa dell'itinerario emotivo con protagoniste due donne, Helen e Robyn, vittime di un incidente con il gommone, ed ora sbarcate sane e salve, o forse no, su di un una riva da dove cercano di ricostruire il cammino per ritornare a casa, salvo presto accorgersi che il luogo in cui si trovano non è in realtà un luogo reale: come in una diabolica matrioska al cui interno si materializzano scoperte e rivelazioni, lo spazio scenico dominato dall'acqua diventa immaginario teatro per una resa dei conti con un passato del quale, con il trascorrere dei minuti, emergono fantasmi e contraddizioni, piccole e grandi voragini proprie di un rapporto di coppia segnato da bugie e reciproci rancori. Quello che doveva esser il resoconto di un ritorno alla vita, neanche troppo velata è l'ispirazione al mito di Orfeo ed Euridice, in un inaspettato ribaltamento di ruoli e prospettive diventa cronaca di un dramma dei giorni nostri, con toni e linguaggi talvolta molto aspri e diretti far da contraltare ad un'atmosfera onirica ed immaginaria. 

Assecondando il fluire di immagini e situazioni che il subconscio delle due donne lentamente rende manifesto, Davide Livermore firma una regia in superficie, attenta a non compromettere la "narrazione" di menti in continuo movimento, piuttosto decisa nel servirsi della componente mito come strumento per indagare, con lo sguardo del presente, l'atavica necessità di ribellarsi a ciò che sembra immodificabile, di riavvolgere il nastro di un'intera esistenza per cambiare anche solo una parola, un semplice gesto, l'ultimo appiglio che separa dal definitivo addio. 

Testo dall'articolata struttura, e di non agevole decifrazione, Ci vediamo all'alba della scozzese Zinnie Harris ha nelle a lungo applaudite Anna Della Rosa e Linda Gennari le ispirate interpreti di un disegno affatto deciso a portare in scena il dolore nudo e crudo, semmai convinto di poterne rappresentare le molteplici sfaccettature in un gioco di incastri che faccia emergere dalla distesa d'acqua presente in scena ora il terrore e la paura, ora la passione e la dolcezza: sempre rifuggendo l'idea di stabilità e fissità di situazioni ed affetti, si arriva a ribadire come l'amore sia una presenza magmatica, in continuo divenire, elemento capace di modificare, e quindi salvare, chi sopravvive ad una separazione, fosse anche la più dolorosa ed estrema.
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