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In MIRRA la passione è un castigo divino
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Gobetti di Torino martedì 24 febbraio 2026
di Vittorio Alfieri 

adattamento e regia Giovanni Ortoleva 

con Marco Cacciola, Monica Demuru, Marco Divsic, Mariangela Granelli, Lorena Nacchia 

scene Federico Biancalani; costumi Aurora Damanti; light designer Massimo Galardini; musiche e sound design Pietro Guarracino in collaborazione con Davide Martiello; assistente alla regia Caterina Rossi 

Teatro Metastasio di Prato, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Non manca certo il coraggio a Giovanni Ortoleva che sceglie Mirra di Vittorio Alfieri per un tuffo nel passato evocando significati e significanti di grande attualità con la giovane protagonista vivere fragilità e disagio estremamente contemporanei: figlia di quella regina di Cipro, Cecri, responsabile di un oltraggio a Venere, Mirra è punita dalla dea che consuma la personale vendetta instillando in lei le pulsioni di un amore incestuoso verso il padre Ciniro, insana passione che la precipita in un baratro da cui neanche l'imminente matrimonio con il principe Perèo potrà sottrarla.

Ambientato nella scena realizzata da Federico Biancalani, una reggia-serra dalle eteree pareti con sedie e un tavolo da cerimonia dove dar forma all'imminente tragedia, l'itinerario infernale di Mirra si sviluppa in ottanta minuti di un racconto in cui il verso alfieriano all'inizio spiazza, per poi imporsi con prepotente e robusta sonorità: e proprio alla parola sembra affidarsi Ortoleva per la rilettura di un testo il cui legame con il presente non è tanto nella storia di un possibile incesto, semmai nelle umanissime emozioni di una ragazza alle prese con il proprio destino, prigioniera dell'intimo dramma per il quale, maturata la consapevolezza di non poter vivere l'amore "colpevole", il suicidio finale è vissuto come atto liberatorio.

Parola come strumento di comunicazione, ma anche arma che ferisce, macigno che opprime la propria e le altrui esistenze in un collettivo gioco al massacro con Mirra, alla stregua di una moderna Antigone, combattere tra le ragioni del cuore e quelle della mente, travolgendo attimo dopo attimo il cerchio familiare che la circonda: è così per l'indagatorio padre Ciniro, cui solo alla fine avrà la forza di confidare il proprio sentimento, o per la madre Cecri del tutto inconsapevole degli effetti causati dalla sua condotta avventata, passando per il promesso sposo Perèo il cui desiderio di vita nuziale è punto di partenza di tutto. Unica voce in apparenza fuori dal coro la balia Euriclea, presenza rifugio capace di offrire conforto e riparo.

Vittima e carnefice al tempo stesso, la Mirra di Giovanni Ortoleva è creatura fuori dal tempo, cittadina di una scena-mondo dalle fragilissime pareti che solo alla fine "solleva" il proprio manto di apparenza lasciando i personaggi esposti allo sguardo esterno, a quella comunità di spettatori non tanto giudici quanto testimoni di un dramma dai risvolti universali: operazione non facile che richiede allo spettatore estrema attenzione, il felice esito dello spettacolo si deve all'ottimo cast con la Mirra di Lorena Nacchia ispirata interprete del sofferto travaglio interiore della protagonista. Ed ancora Mariangela Granelli e Marco Cacciola sono i genitori sovrani autoreclusi nel proprio mondo, tra realtà non comprese ed altre non volute comprendere, mentre il Perèo di Marco Divsic è vittima sacrificale, in una passione destinata alla tragedia, con Monica Demuru umanissima Euriclea dalla musicale voce risaltare in preziosi, quanto inaspettati, momenti canori.
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