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Un'umanità di morti abita LA CITTA' DEI VIVI
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Astra di Torino sabato 13 dicembre 2025
liberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia 

regia, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece

con Sergio Leone, Pietro De Tommasi, Daniele Di Pietro, Cristian Zandonella 

interpreti in video Tindaro Granata, Arianna Scommegna, Pasquale Montemurro, Marco Té, Samuele Finocchiaro, Stefano Carenza, Pietro Savoi, Lorenzo Vio, Ioana Miruna, Penelope Sangiorgi, Barbara Capece, Luigi de Luca, Pietro Giannuso, Giuseppina Manaresi, Olmo Broglia Anghinoni 

scene Rosita Vallefuoco; assistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera; videomaking e regia video Ivonne Capece; costumi e concept visivo Micol Vighi; sound designer Simone Arganini; light designer Luigi Biondi; riprese Antar Corrado; post-produzione video Domenico Parrino; assistente alla regia Micol Vighi; assistenti volontari Barbara Capece, Luigi de Luca, Pasquale Montemurro; responsabile di produzione Nadia Fiorio 

produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, TPE Teatro Piemonte Europa, Teatri di Bari, Fondazione Teatro di Napoli, Teatro di Sardegna
Gioca a carte scoperte Ivonne Capece per La città dei vivi ispirato al romanzo di Nicola Lagioia dal quale, prima di iniziare, una voce fuori campo dichiara di prender le distanze annunciando una rilettura dal significato autonomo ed indipendente: captatio benevolentiae, la chiamavano gli antichi latini, non tanto per attrarre il pubblico dalla propria parte quanto per affermare come il racconto riferito in scena tutto vorrà essere fuorché la cronaca di un efferato fatto di sangue, semmai pretesto per una collettiva meditazione sulle differenti manifestazioni del male.

Definite le coordinate spazio a cento minuti filati di un spettacolo a due facce con il sanguinoso assassinio di un giovane romano, tra fiumi di coca e relazioni malate, depauperato di ogni dato onomastico, preferendo un anonimo racconto pregno di simbolismo con la Capitale, la città dei vivi, risplendere nei busti scenografici di antiche divinità ed imperatori dove proiettare ologrammi animati con cui i quattro interpreti dialogano ed interagiscono: e se del terzetto di giovani, delle loro esistenze deviate e corrotte, poco si scopre, è l’ambiente, il contesto umano e sociale, a risultare protagonista anche, se non soprattutto, per la figura straniata del narratore, uomo fuori dal tempo cui Capece affida il ruolo di trait d'union tra matrice letteraria e prodotto scenico.

Non voce avulsa dal racconto, semmai testimonianza viva e diretta del dramma dei giovani, le parole di Sergio Leone (nomen omen) sono quelle di un regista occulto, coscienza morale di una vicenda che indaga un disagio generazionale destinato a palesarsi in tutta la sua drammatica violenza: non è quindi forse un caso che nel momento in cui il narratore esce di scena l'impianto inizia a scricchiolare per un finale, cui gioverebbe maggior sintesi, in cui a Pietro De Tommasi, Daniele Di Pietro e Cristian Zandonella è affidato il compito di rappresentare le molte facce del male che aggredisce le menti per stravolgere i corpi. Tanto raccolta e sostanziale la prima parte, quanto bulimica e ingorda la seconda con i corpi seminudi degli interpreti disegnare carnalità ed efferatezza dell'agire umano.

Questione di prospettiva, ne siamo consapevoli, che spiazzano lo spettatore alla fine investito da una serie di immagini e situazioni assai lontane dalla rappresentazione letteraria a vantaggio di una figurazione artistica che chiama in causa differenti linguaggi espressivi, dalla parole all'immagine passando per il suono: e se di semplice ispirazione, e non di adattamento, si diceva all'inizio nel rapporto tra spettacolo e romanzo, a La città dei vivi accolta con convinti e ripetuti applausi va riconosciuto il merito di aver affrontato senza filtri l'urgenza di un'indagine sulla beluinità del male, questioni "eterne" riferibili non solo alla "città eterna", semmai morbo in potenza capace di insinuarsi con devastanti conseguenze nelle menti di ogni persona.
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