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Con GIACOMO la memoria si fa teatro vivo
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Museo del Risorgimento di Torino giovedì 23 ottobre 2025
progetto di Elena Cotugno e Gianpiero Borgia con testi di Giacomo Matteotti ed interruzioni d'Aula 

drammaturgia di Elena Cotugno e Gianpiero Borgia dai verbali delle assemblee parlamentari del 31 gennaio 1921 e del 30 maggio 1924 

con Elena Cotugno; costumi Giuseppe Avallone; artigiano dello spazio scenico
Filippo Sarcinelli; ideazione, coaching, regia e luci Gianpiero Borgia 

coproduzione Teatro dei Borgia e Artisti Associati Gorizia con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei ministri con il patrocinio di Comune di Fratta Polesine, Fondazione Giacomo Matteotti, Fondazione di Studi Storici "Filippo Turati" e Fondazione Circolo Fratelli Rosselli
Sarà forse per la suggestiva ambientazione, il Museo del Risorgimento di Torino per la replica inserita nel programma del Festival delle Colline Torinesi, o per i fantasmi che aleggiano sul dibattuto presente, ma un'operazione come il Giacomo ideato e diretto da Gianpiero Borgia, con in scena la magnetica Elena Cotugno, proietta lo spettatore in un ideale viaggio a ritroso nel tempo, in quel Ventennio che tanto ha segnato la Storia del nostro paese

Giacomo, ovviamente, è Giacomo Matteotti di cui l'applaudita interprete ripropone in scena due discorsi pronunciati a tre anni di distanza l'uno dall'altro: prima l'arringa di gennaio 1921 con cui si denunciavano violenza a barbarie di uno schieramento capace di stravolgere l'ordine politico e civile. Dagli scranni in un Parlamento guidato da Giovanni Giolitti, arena istituzionale attraversata da evidente tensioni, risuona il je accuse fortemente politico di un uomo deciso a non sottovalutare il più piccolo segnale. Recitazione scandita, linguaggio ricercato, pause ed interruzioni meditate, nulla è lasciato al caso nel fluire di parole che invadono la sala per insinuarsi tra gli spettatori, testimoni di un tempo che non sembra essere trascorso e di cui, ancor oggi, si vivono ogni giorno le pericolose contraddizioni.

Di tutt'altra natura risuona la seconda parte dell'originale drammaturgia: siamo a maggio 1924 e l'accorato e preoccupato monologo fino a quel momento ascoltato diventa racconto polifonico più vivace ed animato, grottesco ed a tratti buffo verrebbe quasi da dire se non fosse per quel che prelude. Nel suo incedere Giacomo non è più solo, insieme a lui ci sono i fantasmi degli altri deputati che la Cotugno tratteggia con semplici gesti, intonazioni della voce, posture appena accennate, spaziando affannosamente da destra a sinistra dello spazio scenico a voler ritrarre le diverse anime del controverso Parlamento.

Personaggi a parte, nei sessanta applauditi minuti ecco affermarsi la potenza di una parola fuori dal tempo, impianto narrativo ben architettato dalla coppia Borgia-Cotugno che relega sullo sfondo la presenza di questo o quel carattere per universalizzare il messaggio politico e civile: linea retta la prima parte, traiettoria zigzagante la seconda, con il volto alla fine segnato da profetici rigoli di sangue, Elena Cotugno si sottrae al rischio di celebrare in modalità vittimistica e martire il deputato socialista, per ribadirne forza e spessore di un impegno civile fondato sull'idea di politica militante le cui fondamenta sono difesa della libertà e dei diritti, su tutto la salvaguardia di quella democrazia ogni giorno sempre più compromessa dalla violenza fascista.
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