Se è vero che pochi autori possono vantare l'invenzione di un nuovo genere letterario, a Truman Capote va riconosciuto il merito di esser partito da un caso di cronaca nera e poi giudiziaria per arrivare a scrivere il capostipite della non-fiction pubblicando, prima a puntate sul New Yorker nel 1965, e poi in volume, il tanto celebrato A sangue freddo: resoconto di un celebre omicidio in serie avvenuto nel 1959 in una cittadina del Kansas, lo scritto è a metà strada tra racconto giornalistico e romanzo, un ibrido narrativamente affascinante che prende le mosse dalla ricostruzione dei fatti per poi dare spazio al potere dell'immaginazione. "Truman Capote - scrive Pablo Trincia - fa un'operazione unica: crea un genere nuovo, quello della non-fiction. Ricostruisce questa storia attraverso decine e decine di interviste con i protagonisti, con le persone che si trovavano sul posto, con coloro che conoscevano la famiglia assassinata": seguendo una modalità forse un po' discutibile dal punto di vista etico, esito finale sarà l'entrare in rapporti anche con i due killer.
La lettura di Trincia condurrà lo spettatore in un processo di analisi del romanzo alla scoperta degli espedienti narrativi utilizzati da Capote per raccontare i fatti effettivamente avvenuti, sempre adottando e servendosi dei tradizionali strumenti del romanzo di finzione: alternando momenti di lettura a passaggi di riflessione sulle sequenze più salienti del testo, l'interprete ricreerà l'atmosfera che da ragazzo, proprio imbattendosi nelle pagine di Capote, lo fece appassionare a questa particolare tipologia di narrazione nel corso degli anni diventata poi marchio di fabbrica della sua cifra stilistica comunicativa.
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