liberamente ispirato al romanzo di Virginia Woolf
con Viola Graziosi, Arturo Cirillo, David Coco, e con Cesare Biondolillo, Irene Ciani, Ginevra Pisani, Giacomo Vigentini
regia Giuseppe Dipasquale; scene Antonio Fiorentino; costumi Stefania Cempini; movimenti coreografici Camilla Montesi
Produzione Marche Teatro, Teatro Stabile di Catania e Teatro Biondo Palermo con il sostegno di SIAE
Se il dichiarato punto di partenza è la scrittura della Woolf, insieme di suggestioni che spaziano dal dato intimo e personale, leggasi l'appassionata relazione con Vita Sackville West, ad un'interpretazione del sentimento amoroso assolutizzato ed universalizzato, Dipasquale approccia in chiave metateatrale all'articolato congegno di scrittura di cui si compone l'originale, immaginando una compagnia di artisti intenti a muoversi su un palcoscenico di assi che a tratti ricorda i comici all'improvviso, attori ed attrici chiamati a far rivivere una ben nota vicenda per loro destinata a rivelarsi grimaldello con cui scardinare l'effettiva natura dei personaggi: entrando ed uscendo dal meccanismo di una rappresentazione di continuo immaginata in bilico tra immedesimazione e alienazione, il cast di interpreti si trova, chi più chi meno, a dover necessariamente confrontarsi con il proprio esser uomini o donne, prima che personaggio, dando vita ad una serie di incontri/scontri con il proprio ego, e con la relativa incapacità di approcciare all'universo delle relazioni, causa scatenante la collettiva implosione che porterà in chiusura di prima parte allo scioglimento della Compagnia, prima della tanto attesa messa in scena.
Tutto questo prende forma in un impianto cui innanzitutto gioverebbe maggior sintesi, struttura per la quale la criticità principale risiede "a monte", e non "a valle": la componente scrittura si muove tra l'inevitabile rispetto dell'inclinazione poetica proprio dell'originario modello salvo poi scivolare in stantie e retoriche riflessioni su teatro ed arte interpretativa, di cui proprio non si avverte bisogno e senso, pena un pericolosa deriva melodrammatica: a giochi fatti, dopo centoventi minuti più intervallo, si ha la sensazione di aver assistito ad uno spettacolo sfuggito di mano, progetto tanto lodevole quanto ambizioso che paga un prezzo non trascurabile ad una scrittura che rappresenta più che racconta, perdendo con il passare dei minuti quel sottile ma necessario legame con la materia di partenza. Arricchiti dai costumi di Stefania Cempini, la stessa prova degli interpreti, a partire dal terzetto formato da Viola Graziosi, Arturo Cirillo e David Coco, risente dell'andamento ondivago della parola scritta, difetto di fabbrica di un progetto per il quale, in previsione della futura vita scenica, è auspicabile una generale rivisitazione drammaturgica.
Orlando, La commedia_ da sinistra Arturo Cirillo_Viola Graziosi_David Coco foto Tommaso Le Pera .jpg

