regia Andrea Lucchetta; traduzione Cesare De Marchi; scene e costumi Andrea Colombo; musiche originali e sound design Andrea Gianessi; disegno luci Gianni Staropoli
con Anna Bisciari, Francesca Cutolo, Alessandro Federico, Luca Ingravalle
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa per gentile concessione di The Agency (London) Limited tramite Agenzia Danesi Tolnay
Non con una visione frontale, ma fatto sedere ai lati dello spazio scenico delimitato ai due estremi da uno specchio e da una lavagna in plexiglass, il pubblico vive un'esperienza sensoriale, prima che una fruizione narrativa, ascoltando un racconto in versi che se parte dall'originale dei fratelli Grimm ben presto se ne discosta per intraprendere un percorso del tutto autonomo ed indipendente: sorta di sequel immaginato dalla fine della fiaba, la Biancaneve di Walser, inquieto spirito svizzero autore di non trascurabili brevi drammi in versi, vede la protagonista riavvolgere i fili della sua esistenza per tirare le somme con un passato che l'ha vista vittima predestinata delle oscure trame di Regina e Cacciatore, figure incompiute di cui si scoprono dichiarati propositi omicidi. Ed ancora, nel continuo ribaltamento di ruoli e prospettive, il tanto invidiato Principe Azzurro diventa un irrequieto adolescente pronto ad innamorarsi della Regina, sparigliando ancora di più le carte di una narrazione indirizzata alla riflessione sul senso dell'amore e del suo opposto.
La particolare disposizione nello spazio consente al pubblico di assistere al racconto da una prospettiva quasi voyeuristica, non solo come ascoltatore ma alla stregua di inconsapevole testimone dell'itinerario che vede la giovane cercare di ribellarsi a consolidati stilemi, salvo poi alla fine rimanere imprigionata negli originali cliché. Arguto ed a tratti ironico divertissement, Biancaneve paga la non trascurabile cambiale dell'utilizzo di una forma metrica che all'inizio spiazza, per poi entrare non senza fatica nell'orecchio dello spettatore: lato suo, la regia di Andrea Lucchetta sceglie di lasciare in superficie i personaggi di Regina, Cacciatore e Principe, caratteri abbozzati quanto depositari di un'indefinibile incompiutezza, per invece approfondire la personalità della protagonista, simbolo di una ribellione inseguita e perseguita per quanto poi essa stessa prigioniera del suo destino.
Sessanta minuti filati che partano da un risveglio a dir poco anomalo, con nani spariti ed inattese pulsioni tra i vari personaggi, contesto in cui gli applauditi Anna Bisciari, Francesca Cutolo, Alessandro Federico e Luca Ingravalle ben reggono la struttura di un'originale rivisitazione con cui smontare la celebre fiaba per farsi metafora di un'indecifrabile follia esistenziale.
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