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Vivere nella prigione della GIOVINEZZA OBBLIGATORIA
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro bellARTE di Torino sabato 6 novembre 2021
di Andrea Lupo 

con Andrea Lupo e Tiziana Irti

scene e costumi Giancarlo Gentilucci; disegno luci Daniela Vespa; grafica Silvio Giordano; regia Simone Schinocca 

Una coproduzione Tedacà, Teatro delle Temperie, Arti e Spettacolo
Per alcuni la vecchiaia è il corso di perfezionamento della gioventù, per altri è l'inevitabile fine corsa di un viaggio più o meno lungo: quale che sia l'interpretazione scelta, trattasi da sempre di argomento dalla difficile decifrazione, al pari dello scorrere del tempo in una lettura della vita di fronte alla quale il singolo individuo poco o nulla può.

Affrontare questo tema è tanto stimolante quanto rischioso, impresa che porta con sé il rischio del cadere nel già detto e in stilemi ormai consolati utili solo ad infarcire di retorica un qualsivoglia racconto: sfida bella e buona che Andrea Lupo fa propria con Giovinezza obbligatoria, progetto teatrale per la cui stesura intervengono il suo bolognese Teatro delle Temperie, l’aquilano Arti e Spettacolo ed il torinese Tedacà il cui direttore artistico, Simone Schiocca, ne firma la regia.
Sottolineata la non trascurabile rilevanza di un allestimento che vede interagire tre differenti realtà nazionali, Giovinezza obbligatoria si rivela originale e provocatorio je accuse contro una società che intende la vecchiaia come inguaribile malattia sociale, rigida categoria dalla quale è impossibile sottrarsi: è così che per Luca e Franca, coppia di coniugi impegnati in una quotidianità  scandita dall'inquietante "produci e consuma", un bel giorno si sparigliano le carte con Luca improvvisamente da uomo maturo risvegliatosi ottantenne. Il banco salta, le certezze crollano, l’uomo, che in realtà si sente e si vede ancora nel pieno delle forze, scopre esser diventato vecchio agli occhi altrui, a pieno diritto abitante di quella terza età per la quale è prevista, previa analisi degli Agenti Anti Età, o l’autoeliminazione o il confino in una non meglio definita città dei vecchi. Lettura estrema e provocatoria ambientata in uno spazio distopico, società del futuro delimitata da specchi (la scenografia è di Giancarlo Gentilucci) dietro i quali si lavora, si parla e ci si sfiora, in due parole si vive, per il ritratto di un immaginario domani: da un lato l’ostinata difesa di Luca, deciso a riaffermare una condizione di giovane ed abile non più credibile, dall’altro l’amorevole realismo di Franca, rassegnata nel doversi piegare ad uno status quo che, se non rispettato, pregiudicherebbe anche la sua condizione di cittadina dedita alla produzione ed al consumo. 

Il testo scorre via fluido con gli applauditi Andrea Lupo e Tiziana Irti alternare momenti di riflessione critica ad altri di amara ironia prima di risolvendosi in un finale "aperto" che, se lascia più di un dubbio sul destino dell'uomo, certifica la presenza di non poche zone d’ombra nel nostro presente: quando si diventa veramente vecchi? Chi, e sulla base di cosa, decide il passaggio da una stagione all’altra della vita? Esiste la possibilità di continuare ad esser giovane, se non anagraficamente, almeno da un punto di vista mentale? E soprattutto, domanda della domande, quanto fa male vedere una persona cara non più come l’hai sempre conosciuta ma giocoforza fiaccata dallo scorrere del tempo? Interrogativi non facili che con il suo carico di grottesco, di ironia, talvolta di cinismo, Giovinezza obbligatoria sbatte in faccia ad uno spettatore alla fine tra il divertito ed il confuso, e per il quale resta la consolante soddisfazione di aver assistito alla rappresentazione di un mondo proiettato nel futuro, di un utopico domani lontano anni luce da quello che è il nostro rassicurante presente. O forse no….
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