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Il mondo di dentro e quello di fuori di RESTEREMO SEMPRE QUI BUONE AD ASPETTARTI
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Gobetti di Torino giovedì 16 aprile 2026
di Diego Pleuteri 

con (in ordine alfabetico) Maria Teresa Castello, Hana Daneri, Marta Malvestiti,
Beatrice Verzotti 

regia Leonardo Lidi; scene Fabio Carpene; cura dei movimenti scenici Riccardo Micheletti; assistente alla regia Nicolò Tomassini 

Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
Per Resteremo sempre qui buone ad aspettarti di Diego Pleuteri è utile partire dalla fine, dall'immagine di Marta Malvestiti e Beatrice Verzotti ricreare l'istantanea della foto-sipario di Alessandro Bandini ed Alfonso De Vreese, protagonisti di Come nei giorni migliori dello stesso Pleuteri: segno teatrale per un'invenzione che il regista Leonardo Lidi utilizza a suggellare il legame tra i copioni, per quanto lo stesso autore tenga a precisare come la stesura di Resteremo sia stata abbozzata prima.

Da questa premessa, riavvolgendo il nastro dei settanta minuti di spettacolo, si arriva ad un racconto surreale e coinvolgente la cui definizione di testo in materia di amore risulta semplicistica, e soprattutto non esaustiva: Resteremo sempre qui buone ad aspettarti con Briciola, Luna e Wanda, un cane, un gatto e un pesce rosso, è in realtà drammaturgia a più strati dove la componente affettiva dei tre animali verso quel padrone uscito di casa, e che mai più farà ritorno, non è che la punta di un iceberg la cui base sono riflessioni su tempo, solitudine, relazione con il prossimo. Nella platea svuotata del Teatro Gobetti, altra analogia con Come nei giorni migliori, si ricostruisce l'interno domestico abitato dalle protagoniste con un divano su cui sdraiarsi, qualche mensola per arrampicarsi ed una televisione da cui escono immagini e suoni, ambiente casalingo cui fa da contraltare il giardino dove poter evadere per rari momenti di libertà.

In questo microcosmo con pochi e disordinati oggetti sparpagliati per terra è vissuta una ripetitiva quotidianità fatta di gesti sempre uguali con l'emotività di Briciola alternarsi all'irruenza di Luna o allo spaesamento di Wanda, stati d'animo differenti che le rendono un variegato unicum tra disperazione, disincanto e disorientamento: sullo sfondo colpisce la presenza-assenza del mondo di fuori, spettro di una solitudine incombente in parte da ricondurre all'uscita di casa di Lui, il padrone, in parte al mancato arrivo di qualcuno che possa soddisfare i bisogni primari delle protagoniste per le quali, con il passare delle ore, il buon retiro delle quattro mura domestiche diventa sempre più claustrofobica prigione.

Se è innegabile trovare analogie con il forzato e drammatico isolamento della stagione pandemica, oggi dai più percepita come qualcosa di molto lontano nel tempo, per la riflessione sull'uomo affidata a tre animali la lettura di Leonardo Lidi segue evidenti linee guida, partendo dalla assoluta centralità della presenza attoriale: le applaudite Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti e Teresa Castello, cui si deve aggiungere Hana Daneri come voce fuori scena, sono al centro di un importante lavoro fisico senza mai scadere nell'imitazione caricaturale. Nella loro "animalità" Briciola, Luna e Wanda incarnano un'umanità vissuta prima nei grotteschi toni della commedia, salvo poi incupirsi sempre più deviando verso un finale affatto consolatorio con il "mors tua vita mea" diventare regola di sopravvivenza: ed ancora, rimanendo alla lettura registica, la saggia scelta di non contaminare la matrice "pop" di una scrittura in grado di parlare a pubblici diversi, creando al tempo stesso rimandi mirati al tanto celebrato Come nei giorni migliori con il quale, ipotesi forse da fantateatro, è stimolante immaginare una mini-maratona teatrale.

Ulteriore tassello del già ricco corpus di testi teatrali, con Resteremo sempre qui buone ad aspettarti Diego Pleuteri insiste nel suo percorso di indagine sulle dinamiche esistenziali, con una particolare attenzione rivolta alle fragilità  relazionali tra innamorati, genitori e figli, animali e padroni, proposito attuato senza mai perdere di vista le possibili deformazioni derivanti dalla naturale instabilità della condizione umana.
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