con (in o.a.) Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Eleonora Limongi, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Kyara Russo, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera
regia Gabriele Vacis; scenofania e ambienti Roberto Tarasco; suono Riccardo Di Gianni; cori Enrica Rebaudo
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale in collaborazione con PoEM Impresa Sociale Potenziali Evocati Multimediali
Un approccio più che mai valido anche per l'ultimo Vangeli, seconda tappa della Trilogia dei libri, dopo Antico Testamento e prima di Corano del prossimo anno, con cui il regista torinese, insieme alla sua fidata squadra, realizza un percorso nei testi sacri delle religioni monoteiste: portare in scena le Sacre Scritture può sembrare un azzardo, se non addirittura una forzatura, e per questo l'intero gruppo di lavoro individua nel logos la chiave per aprire l'infinità di cassetti contenenti racconti e parabole la cui narrazione si incrocia talvolta con il vissuto degli artisti. Nell'enorme spazio scenico delle Fonderie Limone di Moncalieri, al solito illuminato e fatto vivere dalle luci e dai suoni di Roberto Tarasco, prende forma un rito collettivo di cento minuti con dodici interpreti, sei uomini e sei donne, dar vita ad un unicum interpretativo all'insegna dell'assoluta coralità: proprio coro, dopo logos, è la seconda parola chiave dell'intero allestimento, non tanto e non solo come modalità sonora di comunicazione collettiva, quanto come linguaggio espressivo fisico capace di fare "di dodici uno", rendendo espressioni e gesti dei singoli interpreti come azione di gruppo.
Tra omaggi a Pier Paolo Pasolini e racconti attinti al vissuto del narratore di turno, strizzando l'occhio ad un presente del tutto incurante dell'eredità di pagine dalla millenaria tradizione, il logos diventa materia disegnando una serie di quadri dal forte potere visivo ed emozionale in cui è la parola divina a parlare, e non ad esser raccontata: dal riferire al raccontare, da una modalità di fruizione passiva ad una attiva, questo il cambiamento di prospettiva principale che si percepisce partecipando a Vangeli, vivendo in prima persona la parabola dei talenti come l'ultima cena, la resurrezione di Lazzaro come la crocifissione.
Muovendo dalla consapevolezza di abitare un'epoca storica in cui del sacro si fa spesso a meno, prescindendo dal personale rapporto costruito con la fede, nel suo farsi indagine sulla spiritualità nuda e cruda, Vangeli diventa da un lato progetto utile a riaffermare forza e potenza del dettato sacro, dall'altro azione fortemente religiosa nell'ottica da cui siamo partiti, quella del rito: se in scena è la parola a diventare corpo, elemento materiale, facendosi gesto ed azione fisica, questo si deve all'intensa prova degli applauditi interpreti, elementi tramite per restituire, di bocca in bocca, una parola così antica e ricca di significati la cui valenza rischia di essere oggi compromessa, come ci ricorda la lezione di Pier Paolo Pasolini, da una generale ed inscalfibile deriva consumistica ed edonistica.
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