traduzione Monica Capuani, Cristina Spina
con Valerio Binasco, Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Maria Trenta
regia Valerio Binasco; scene Guido Fiorato; costumi Alessio Rosati; luci Alessandro Verazzi; suono Filippo Conti; video Simone Rosset; regista assistente Fiammetta Bellone; assistente regia Eleonora Bentivoglio; assistente scene Lorenzo Rostagno; assistente costumi Rosa Mariotti
Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, Teatro di Roma - Teatro Nazionale
Circle Mirror Transformation è presentato su licenza speciale della United Talent Agency e per il tramite dell’Agenzia Danesi Tolnay
Di fronte a specchi circolari si ha proprio la sensazione di trovarsi nelle due ore scarse del testo della Baker, succedersi di sequenze dal taglio cinematografico con pause, silenzi ed intervalli procedere di pari passo con le parole: è così, infatti, per la parabola tracciata dai cinque personaggi, docente e quattro allievi di un'anonima scuola di recitazione della provincia americana dove per sei settimane, tra esercizi, dialoghi e avvicinamento all'arte teatrale, emerge il vissuto personale in un gioco di scambi e relazioni con il non detto, l'alluso, risaltare sottotraccia almeno quanto il raccontato. Posto che, se immaginata come succedersi di azioni ed avvenimenti, la scrittura della Baker non entusiasma per teatralità, la narrazione assume ben presto i contorni di un itinerario psicanalitico collettivo con i quattro allievi, James, Schultz, Theresa e Lauren, confessare personali verità, talvolta anche scomode, in un gioco di rimandi, o di rifrazioni negli specchi che delimitano la scena, per i quali non è risparmiata neanche la figura dell'insegnante, Marty: fantasmi, rimpianti e rimorsi del passato, questo emerge con il trascorrere dei minuti in un impianto teatrale statico e immobile, nell'ottica dell'azione scenica, più dinamico e in evoluzione se si immagina il palco come tramite per maturare consapevolezze di parole ed emozioni.
Dovendo maneggiare una sceneggiatura così asciutta e criptica, tralasciando ogni possibile considerazione sull'aspetto registico di una drammaturgia che del regista potrebbe fare a meno, la scelta più naturale è concentrarsi sulla componente emotiva dei caratteri giocando su sfumature e particolari, preferendo il fioretto alla sciabola: propositi che i cinque interpreti elaborano sul palco ritraendo con bravura altrettante personalità di cui lo spettatore scorge solo una piccola parte, indotto dalla scrittura ad intuire e immaginare tutto ciò che non si vede.
La scena restituisce così, da un lato, la Marty di Pamela Villoresi come figura in apparenza tranquilla e serena, in realtà appuntito grimaldello per scardinare le altrui insicurezze e paure, sempre però con modi controllati e movenze misurate: sul versante degli allievi, Valerio Binasco veste i panni di un James, marito di Marty, neanche troppo convinto dell'esperienza didattica, mentre Andrea Di Casa è l'inquieto Schultz, falegname da poco divorziato depositario dell'incoscienza tipica di chi si trova catapultato in un contesto nuovo ed inaspettato. Ed ancora, se Alessia Giuliani è l'ex attrice Theresa in preda a sentimenti contrastanti, donna matura con adrenalina e vivacità ad esorcizzare l'atavica inquietudine, la corrucciata Lauren di Maria Trenta è tra i quattro l'allieva all'inizio più rigida, salvo poi intraprendere anche lei un percorso di svelamento e consapevolezza emotiva.
Uomini e donne "di crisi", più che "in crisi", la comunità che abita la sala prove del Circle Mirror Transformation riflette inquietudini e paure universali adottando registri comunicativi che mai eccedono in toni o movenze, preferendo il silenzio e la pausa ad eccesso ed imprecazione.
Una considerazione a margine: dopo gli affettuosi e ripetuti applausi all'intero cast, prestando orecchio ai commenti di alcuni spettatori, si esce dalla sala con il dubbio che l'offerta artistica possa non sempre corrispondere ai desiderata del pubblico. Rischio calcolato, forse: di certo concreta possibilità di fronte ad un teatro di parola dal non assoluto magnetismo, ça va sans dire…
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