regia Massimo Popolizio
con Umberto Orsini e con Flavio Francucci, Diamara Ferrero
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi; costumi Gianluca Sbicca; video Lorenzo Letizia; luci Carlo Pediani; suono Alessandro Saviozzi; assistente alla regia Mario Scandale
Compagnia Umberto Orsini
In uno dei mille camerini vissuti nella lunghissima carriera, pochi minuti prima di entrare in scena per l'ultima replica del Temporale di August Strindberg, troviamo Orsini seduto ad un tavolo con i vivaci Diamara Ferrero e Flavio Francucci, la sarta di compagnia e un goffo pompiere, ricordargli di continuo l'urgenza della vestizione e il divieto di fumare: il contesto, però, funge da semplice pretesto, appiglio da cui partire per un ininterrotto flusso di coscienza, itinerario nella memoria iniziato nel casuale incontro con Orson Welles a bordo del treno preso per sostenere il provino in Accademia, prima tessera del coloratissimo mosaico umano ed artistico nel tempo arricchito dagli incroci, tra gli altri, con Corrado Pani e Luchino Visconti, con Luca Ronconi e Gianni Santuccio, con le gemelle Kessler, Silvia Kristel e Rossella Falk.
Un viaggio a tappe lungo ottanta minuti dove c'è spazio, prima di tutto, per la componente umana di un artista chiamato ad affrontare momenti anche difficili, sempre riferiti con grottesca ironia, salvo poi regalare cammei recitativi come l'estratto pirandelliano dall'audizione accademica de L'uomo dal fiore in bocca o brevi ma intensi accenni alla Cavallina storna del Pascoli e a Copenaghen di Michael Frayn: parole e ricordi, ma anche immagini che prendono vita sulle pareti del camerino sotto forma di proiezioni della memoria, caleidoscopio di volti, stralci televisivi e immagini di rotocalchi e fotoromanzi, testimonianze datate di un mondo oggi ai più sconosciuto per quanto nel tempo capace di incarnare storia e temperie culturale di un intero paese.
Da ultimo, per uscire dai ricordi e rientrare nella finzione teatrale, ci si affida alle parole colme d'affetto di Rossella Falk, amata collega nell'avventura della Compagnia dei Giovani almeno quanto attenta maestra nell'educazione delle vocali, incontro finale prima della standing ovation con il pubblico in piedi a celebrare, colmo di affetto e gratitudine, il tributo all'universale arte dell'attore: lato suo, in proscenio e con gli occhi lucidi, Umberto Orsini si conferma indiscusso gigante della scena dall'incredibile generosità, testimone e memoria vivente di un'era irripetibile del teatro italiano capace di risplendere in scena in uno spettacolo manifesto.
Prima del temporale ph Claudia Pajewski.jpg

