Briciola, Luna e Wanda, una cagnolina, una gatta e un pesce rosso di sesso femminile, sono d'un tratto abbandonate in casa dal loro padrone che, uscito come ogni sera per andare in un posto che loro non conoscono, sembra essere sparito nel nulla: per ingannare l'attesa le tre compagne non trovano di meglio da fare se non miagolare, abbaiare e girare nervosamente in tondo, alternando la veglia al sonno finché non realizzano di dover prender atto della mancanza non solo di qualcuno che amano, ma di qualcuno che permette loro di vivere in un ambiente al quale, in fondo, non appartengono. "Come nei giorni migliori - scrive Leonardo Lidi - finiva a Bergamo con A e B che ipotizzavano di poter invecchiare guardando la TV su un divano in grado di comprendere, avvolgere e accompagnare le loro differenze caratteriali: quando abbiamo pensato quel finale, era da poco passata la pandemia, ho proposto a Diego di lavorare su un nuovo soggetto. I tre animali domestici di A e B abbandonati nella casa durante le giornate più nere del Covid-19 ad aspettare il loro padrone".
Trovare nell'attesa delle tre protagoniste un evidente parallelismo con il beckettiano Godot è fin troppo immediato per quanto per un testo immaginato in una stagione di chiusura al mondo, come quella imposta dall'esperienza pandemica, rifarsi alla modernità di un autore come Beckett vuol forse dire riaffermare forza e potenza dei grandi classici capaci di venirci in soccorso anche a distanza di molto tempo quando meno ce lo aspettiamo. Così Briciola, Luna e Wanda si trovano loro malgrado a vivere una condizione di perenne attesa nella convinzione che Lui tornerà, e lo fanno ingannando il tempo giocando e discutendo, guardando una televisione sempre accesa come una presenza a rimpiazzare l'assenza degli altri: con il passare delle ore, però, Lui che non ci sia diventa anche un problema di sopravvivenza con le stesse pareti domestiche farsi sbarre di una prigione da cui è impossibile scappare.
"In dialogo con Come nei giorni migliori - scrive Pleuteri - anche Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti potrebbe dirsi un testo d'amore. Un amore tanto domestico quanto crudele, pieno di affetto ma pieno anche di dipendenza. Quanta violenza si nasconde in questa dipendenza? E ancora, senza giudizio, quanto amore?" La frenesia del cane, la decisione del gatto, il ripetersi del pesce rosso, in un insieme di atteggiamenti stereotipati i tre personaggi diventano depositarie di figure umane con cui empatizzare e solidarizzare nella consapevolezza di trovarci di fronte ad una galleria di privazioni, fisiche come affettive, che mettono a dura prova la nostra sopravvivenza.
Produzione Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma "Per Chi Crea", Resteremo sempre qui buone ad aspettarti di Diego Plauteri con la regia di Leonardo Lidi vedrà in scena Maria Teresa Castello, Hana Daneri, Marta Malvestiti e Beatrice Verzotti: due settimane di repliche al Teatro Gobetti martedì, giovedì e sabato alle 19.30, mercoledì e venerdì alle 20.45, domenica alle 16, con biglietti ad Euro 28 ed Euro 25. Info allo 011.51.69.555 o su www.teatrostabiletorino.it.
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