Se, come indiole, il protagonista dovrebbe ricalcare il modello dei celebri burberi veneziani, i rusteghi, nella realtà il commediografo veneziano ha edulcorato il suo personaggio di qualsiasi accento bonario, rendendolo creatura avara ed irritante con la servitù, opprimente con il figlio e la nipote, diffidente e permaloso verso il mondo: brontolone in tutto e per tutto, la sua inquietudine rivivrà nell'originale rilettura del regista capace di far empatizzare con una personalità altrimenti destinata ad esser detestata e odiata. "Il mondo di Goldoni - scrive Valerio – ed il mondo delle marionette, due universi che si incontrano nel microcosmo di un luogo reale e immaginario. Una rilettura di una commedia della maturità goldoniana, condotta con rigoroso rispetto filologico per il testo e per la straordinaria bellezza di quella lingua unica che è già di suo poesia, ma anche con una originale intuizione che vede le marionette in scena accanto agli attori, come loro alter ego".
Un legame, tra mondo del protagonista e teatro di figura, affatto forzato se è vero che la famiglia di Sior Todero da generazioni è impegnata in spettacoli di marionette a Venezia, e la loro stessa casa a ben vedere ne ricalca l'ambiente: da questo ancestrale amore per le marionette, e dalla solo immaginaria leggerezza del suo mondo interiore, ha preso spunto l'idea di una rilettura con Sior Todero immaginato del mondo intero come Grande Burattinaio, anzi Marionettista. "La marionetta - conclude il regista - come lato oscuro, per sopportare e reagire all'orrore domestico della famiglia di Sior Todero, per sopportare e superare un personaggio odioso ed egoista, rappresentazione, nel peggiore dei casi, del genere maschile": non a caso, come spesso avviene nelle commedie di Goldoni, sarà l'universo femminile a risultare approdo salvifico e risolutivo, unico elemento in grado di approcciare e risolvere beghe e conflitti, conducendo tutti ad un inaspettato quanto instabile lieto fine.
Ad arricchire il tutto non potrà mancare la componente linguistica, da sempre elemento portante del teatro goldoniano: da un lato il veneziano della maturità del drammaturgo, idioma in cui convivono la "rusticità" del vecchio Todero e del suo sottoposto Desiderio, dall'altro il linguaggio "civile" e cittadinesco di altri personaggi, le punte espressive di Marcolina o la lingua effusiva e femminile di Fortunata, per arrivare al registro più ingessato e formale, quasi italiano del giovane Meneghetto.
Produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de gli Incamminati e Centro Teatrale Bresciano, drammaturgia di Piermario Vescovo con regia di Paolo Valerio, Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni vedrà in scena Franco Branciaroli con Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli, Alessandro Albertin, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Valentina Violo, Emanuele Fortunati, Davide Falbo e Federica Di Cesare, in collaborazione con I Piccoli di Podrecca: due settimane di repliche al Teatro Carignano martedì, giovedì e sabato alle 19.30, mercoledì e venerdì alle 20.45, domenica alle 16, con biglietti ad Euro 39 ed Euro 36. Info allo 011.51.69.555 o su www.teatrostabiletorino.it.
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