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Parole e musica, umano e divino, tutto questo è LA BUONA NOVELLA 
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Gobetti di Torino martedì 4 novembre 2025
riferimenti letterari tratti dai Vangeli Apocrifi, dai libri dell'infanzia di Maria e da La buona novella di Fabrizio De André 

con Bruno Maria Ferraro (voce recitante, canto, chitarra), Celeste Gugliandolo (voce recitante, canto, violoncello), Gigi Venegoni (chitarre), Fiammetta Piovano (flauti)

regia Ivana Ferri; testi e adattamento teatrale Ivana Ferri, Bruno Maria Ferraro; musiche Fabrizio De André; arrangiamenti musicali Gigi Venegoni; scene e luci Lucio Diana 

Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Tangram Teatro con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Piemonte
"Oh, ma quanto è pop questo De André!": alta, vestitino elegante, occhiali con lenti sottili, nelle parole di una giovanissima spettatrice, mentre il pubblico guadagna l'uscita, è sintetizzato alla perfezione il felice esito de La buona novella, racconto di parole e note che Tangram Teatro realizza per la stagione dello Stabile torinese mescolando l'indiscusso capolavoro di Fabrizio De André con la narrazione ricavata dai Vangeli Apocrifi.

Da un lato canzoni passate alla storia, canticchiate dal pubblico in sala ed impressionanti per modernità dei testi, dall'altro la figura di Maria raccontata nelle sue pieghe meno conosciute, dal profetico concepimento alla sua adolescenza, per arrivare all'unione con il promesso sposo con cui trascorrere una vita destinata a sfociare in un inenarrabile dolore: in mezzo, sullo sfondo della scena che Lucio Diana al solito con cura realizza ed illumina, uno schermo dove proiettare immagini di spose bambine, di condannati a morte, di uomini e donne barbaramente privati dei più elementari diritti, su tutti la libertà. Apparato visivo che funge da collante tra testi incisi a fine anni Sessanta e fantasmi di un passato pronto a riproporsi nell'indecifrabile presente.

Ivana Ferri e Bruno Maria Ferraro cuciono come sarti la drammaturgia attorno alla figura di Maria, prima giovane vergine messa ai margini, poi amoroso genitore, da ultimo disperata madre, sempre creatura chiamata suo malgrado a fare i conti con ipocrisie e pregiudizi, con regole non scritte da una società pronta a metterla alla berlina: e se a Ferraro ed alla sempre brava Celeste Gugliandolo è affidato il compito di guidare lo spettatore con i racconti e le canzoni, la chitarra di Gigi Venegoni e i flauti di Fiammetta Piovano tessono una solida struttura parallela di suoni, trasformando la serata in un rito collettivo di matrice pop, nell'accezione popolare, al cui interno alla perfezione convivono la millenaria storia e l'eterna poesia di un autore oggi riscoperto anche dalle nuove generazioni.
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