immagine home.jpg
Si rinasce a vita nuova adagiandosi sul verde del PRATO INGLESE
a cura di Roberto Canavesi
Visti al Teatro Carignano di Torino sabato 21 e domenica 22 giugno 2025
traduzione e adattamento Diego Pleuteri 

con Jurij Ferrini e (in ordine alfabetico) Cecilia Bramati, Roberta Calia, Vittorio Camarota, Paolo Carenzo, Giordana Faggiano, Matteo Federici, Samuele Finocchiaro, Francesco Gargiulo, Sara Gedeone, Raffaele Musella, Aron Tewelde 

regia Jurij Ferrini; aiuto regia Giulia Odetto; scene e costumi Anna Varaldo; luci Antonio Merola; musiche originali Andrea Chenna; suono Riccardo Di Gianni; assistente regia Eleonora Bentivoglio; assistente scene e costumi Lorenzo Rostagno 

Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale
In giorni bollenti per il teatro italiano sferzato da dibattiti su di una politica culturale che spesso lo mette con le spalle al muro, per motivazioni a nostro parere non solo riconducibili alle scelte dei decisori politici, come da tradizione lo Stabile torinese accoglie l'estate con Prato inglese, un mese di spettacoli nella sala del Teatro Carignano ogni anno invasa dalle parole di Shakespeare.

Affidata a Jurij Ferrini con traduzione ed adattamento di Diego Pleuteri, l'edizione 2025 presenta una coppia di commedie non tra le più conosciute dello sconfinato corpus, Pene d'amor perdute e Il racconto d'inverno, fino al prossimo 13 luglio allestite a sere alterne nella definizione di un progetto a due facce in cui commedia e tragedia si sfiorano senza mai realmente incontrarsi: nella scena pensata da Anna Varaldo, suoi anche i costumi, un tappeto verde sormontato da quel che resta di un'architettura teatrale in disfacimento (è proprio vero che per il teatro "mala tempora currunt"), prende dapprima forma il turbinìo di sentimenti e situazioni che anima Pene d'amor perdute, pièce scritta tra il 1594 ed il 1595 ambientata alla corte iberica dell'immaginaria Navarra.
In questa cornice Re Ferdinando e parte del suo seguito sono decisi a dedicare un anno della loro vita allo studio "matto e disperatissimo", mettendo da parte donne e distrazioni di ogni genere: progetto ambizioso, ufficializzato con firme su documento reale, presto ridimensionato dall'inaspettato arrivo della Principessa di Francia con damigelle al seguito. Lettere d'amore più o meno segrete, scambi di persona, equivoci e reciproche schermaglie per dimostrare chi tra cavalieri e dame sarà il primo a cedere, sono questi gli ingredienti della giostra amorosa dove le pene d'amore nascono, si perdono ed alla fine si ritrovano in un finale con le donne decise a tornare in patria, non prima di aver chiesto ai pretendenti di aspettare dodici mesi per verificare e consolidare la sincerità del loro affetto.
Pene d'amor perdute è commedia solo alla fine prossima a ripiegare verso atmosfere più cupe con la notizia della scomparsa del Re di Francia a chiudere il cerchio di situazioni che offrono al divertito spettatore la possibilità di (ri)vedersi in sotterfugi ed inganni orditi dai quattro cavalieri, ed impietosamente smascherati da Principessa e damigelle, ennesima dimostrazione della straordinaria capacità di Shakespeare di metter alla berlina vizi e virtù dell'agire umano.

Dal suolo spagnolo si passa a quello italico per Il racconto d'inverno, testo più articolato per struttura nel suo tracciare l'itinerario verso una zona buia da cui, solo alla fine, si farà ritorno con l'immancabile happy end: un Re accecato dalla gelosia che manda allo sfacelo la propria famiglia con tanto di Regina ripudiata, e reputata morta, figlia abbandonata e figlio eliminato. Basterebbero questi semplici elementi per definire il quadro del tutto idilliaco da cui ci si riscatta in una seconda parte da commedia pastorale, con il passaggio dalla Sicilia alla lontana Boemia dove si materializza un lento processo di purificazione spirituale, come se lo slittamento spazio temporale di sedici anni fosse la necessaria panacea per l'eliminazione delle tossine per tanto tempo in grado di seminare devastazione: il tutto in previsione di una "magica" catarsi finale dove i legami si ricompongono dando vita ad una nuova, inattesa, rinascita.

Alla prova della scena, se Racconto rispetto alle Pene è sembrato lavoro ancora da rodare ed affinare in alcuni suoi passaggi, la doppietta scespiriana ha come comune denominatore l'idea di un teatro ritratto di istantanee e dinamiche della vita, sempre attento a non deviare verso rappresentazioni tragiche cui preferisce il riparo in commedia e poesia: in questo disegno, il lavoro di Jurij Ferrini è quello di un sarto che al bisogno cuce comico e tragico, grottesco e poetico, affidando all'applaudito cast di esperti e più giovani interpreti il compito di prender per mano lo spettatore per condurlo in un viaggio illuminato dall'amore, stella cometa in grado di indirizzare pensieri ed azioni anche quando non sembra intravedersi luce nel tunnel della disperazione.
  • Racconto d'inverno ph Luigi De Palma.jpg
    Racconto d'inverno ph Luigi De Palma.jpg
    archivio
    cookie law
    privacy