immagine home.jpg
Vite allo sbando alla ricerca di un raggio bianco
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Gobetti di Torino martedì 17 marzo 2026
di Sergio Pierattini 

regia Arturo Cirillo 

con Milvia Marigliano, Linda Gennari, Raffaele Barca 

scene Dario Gessati; costumi Gianluca Falaschi ed Anna Missaglia; musiche Paolo Coletta; luci Aldo Mantovani 

Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Assistendo ai cento minuti filati de Il raggio bianco di Sergio Pierattini si prova un misto di stupore e rabbia motivati, il primo, dal perfetto congegno teatrale che lo scrittore senese affida al suo racconto giallo, il secondo dal non saper spiegare come il copione vincitore del Premio Flaiano 2006 solo a distanza di molti anni abbia trovato spazio sui palcoscenici italiani.

E se è a tutti noto tutti quanto sia difficile affermarsi per i cosiddetti testi della nuova drammaturgia, in merito ad impianto e struttura non possiamo che elogiare una scrittura capace di mettere in comunicazione il genere giallo con la psicologia, creando un adrenalinico corto circuito risolto nel noir ambientato nel claustrofobico interno milanese disegnato da Dario Gessati: in una sera d'inverno sferzata da pioggia battente, tra gli angusti spazi di un modesto salotto con divano letto, un tavolo e qualche sedia, si materializza l'ennesimo incontro tra Anna e Giulia, madre e figlia intorno cui si coglie subito un'aurea di inquietante mistero.

Se poco si impiega a scoprire che le due donne da tempo sbarcano il lunario con furti ed aggressioni di varia natura, con il passare dei minuti impressiona la "cattiveria" di una scrittura che non conosce compromessi, cassa di risonanza per ataviche tensioni e profonde insoddisfazioni: a complicare la matassa concorre l'arrivo di Matteo, nipote e cugino, elemento che non scioglie i nodi, semmai ne crea di altri diventando il personaggio funzione cui ci si appiglia per trasformare la commedia in un giallo psicologico dall'inaspettato finale.

La scrittura di Pierattini ha il grande merito di portare in scena tre caratteri scomodi, politicamente scorretti ed alieni da ogni moralità, in grado con la loro negatività di far risaltare la crudezza del quotidiano regalando anche squarci di affabulazione poetica: è forte l'eco degli stilemi della commedia all'italiana dove non necessariamente ci devono esser i buoni e i cattivi, ma anche solo questi ultimi capaci, nella loro desolante disumanità, di affermarsi come personaggi veri, negativi quanto vogliamo ma pur sempre in grado di ricercare quel "raggio bianco" per indirizzare tardivamente la loro vita.

Tutto questo risalta nella lettura di Arturo Cirillo, regista attento e scrupoloso in un'opera di decostruzione, più che di costruzione: consapevole di come gli equilibri di un noir psicologico siano assai fragili, Cirillo non interpreta ma lascia fluire il testo in quelle pieghe necessarie per far risaltare la solitudine dei personaggi: lato loro, Milvia Marigliano, Linda Gennari e Raffaele Barca sono gli ottimi interpreti di un gioco al massacro collettivo con la madre Anna della Marigliano, ora amorevolmente apprensiva ora impietosamente cinica, in perenne combutta con la figlia Giulia che Linda Gennari tratteggia con toni inquieti ed irrequieti, quarantenne fragile incapace di indirizzare la propria esistenza e reggere l'urto con il non meno ambiguo Matteo di Raffaele Barca.

Esibendo rara sensibilità di scrittura, Il raggio bianco porta a galla un intreccio di relazioni famigliari malate con affetti e ricordi oscurati dall'ombra di quel malaffare stella cometa nella vita dei protagonisti, due donne e un uomo vittime della loro fragilità ed attori nella tragicommedia della vita tra bugie, reticenze e segreti mai confessati.
  • Milvia Marigliano @ FedericoPitto.jpg
    Milvia Marigliano @ FedericoPitto.jpg
    archivio
    cookie law
    privacy