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Il FUTURO CHE VERRA' lo anticipa il TORINO FRINGE FESTIVAL, edizione 2026
a cura di Roberto Canavesi
Con la direttrice artistica Cecilia Bozzolini il dietro le quinte dell’annuale rassegna di teatro off ed arti performative
Torino, da martedì 19 a domenica 31 maggio 2026
Parlando della Torino teatrale si scrive maggio e si legge Torino Fringe Festival, kermesse giunta alla quattordicesima edizione con due settimane di spettacoli in modalità diffusa cui si aggiungono eventi collaterali ed attività formative: Metropolis – Il futuro che verrà, citazione ispirata al celebre film di Fritz Lang ambientato proprio in un utopico 2026, è il tema scelto dalla direzione artistica per il ricco calendario di titoli e proposte multidisciplinari, pretesto per una riflessione collettiva in materia di agire ed arte condivisa.
Nell'attesa di immergersi nelle serate Fringe, abbiamo conversato con la direttrice Cecilia Bozzolini per conoscere le coordinate di una programmazione multiforme ed ibrida almeno quanto attenta ad esplorare i confini tra corpo e macchina, tra individuo e collettività, tra soggetto ed oggetto: un viaggio di molte tappe con comune denominatore la presenza artistica per evidenziare nuove grammatiche capaci di abitare e far vivere il contraddittorio presente.

Da martedì 19 a domenica 31 maggio ventisette titoli in undici spazi diffusi per la città: i numeri dell’edizione 2026 ricalcano un modello di successo già sperimentato nelle precedenti edizioni. Quale, oggi, l'identità del Torino Fringe Festival?
"L'identità è quella che rivendichiamo sin dalla prima edizione, in primis la prossimità e la non convenzionalità, l'essere un festival off ma non out, semmai alternativo ai circuiti tradizionali. Nel corso degli anni sono cambiate molte linee guida anche e soprattutto dal punto di vista burocratico e normativo: ne consegue che risulta molto difficile individuare ogni edizione nuovi spazi alternativi e non abitualmente frequentati, in ossequio alla nostra volontà di portare spettacoli e performance in luoghi in cui non ci si aspetta di trovare il teatro.
Tutte le proposte in cartellone sono selezionate tramite apposito bando che esce a settembre, e quest'anno abbiamo registrato più di 700 candidature da Italia, Europa ed extra Europa, segno tangibile di un interesse che va oltre i confini nazionali e che ci piace leggere come riconoscimento di quanto costruito in questi anni: ed ancora, all'interno delle proposte come dei titoli alla fine selezionati, la presenza di un ricco humus di compagnie emergenti come di realtà già affermate che desiderano partecipare al Festival proponendo produzioni più agili adatte al contesto, come nel caso di Scena Verticale e Carrozzeria Orfeo".

Scorrendo il programma non passano inosservati i sedici spettacoli in forma di monologo a fronte di undici allestimenti con due o più interpreti: questi dati sono l’inevitabile cartina di tornasole dei tempi teatrali che viviamo, o un preciso indirizzo progettuale della direzione artistica?
"Non è un indirizzo progettuale ma parte di un discorso ben più articolato e sfaccettato: in base alle proposte che arrivano definiamo un programma il più variegato possibile procedendo di scrematura in scrematura per costruire il cartellone definitivo. Inevitabilmente arrivano più monologhi per quanto, come è anche naturale, la predominanza della forma monologante sia da ricondurre ad un discorso di agilità in un Festival costruito sulla compresenza di più titoli dello stesso spazio nella medesima serata: oltre a questo si deve considerare l'aspetto della sostenibilità economica, partendo però dalla convinzione che le sei repliche della settimana torinese possano essere una vetrina a beneficio di operatori ed addetti ai lavori, per gli artisti direttamente coinvolti un vero e proprio un investimento per il futuro".

"Metropolis – Il futuro che verrà", citazione omaggio alla visionaria utopia di Fritz Lang, è anche punto di partenza per decodificare clima e tendenze che oggi attraversano non poche città europee, Torino compresa: quale significato si attribuisce a progetti e collaborazioni che interessano il territorio nelle settimane del Festival?
"E’ senza dubbio un omaggio al film di Fritz Lang, peraltro ambientato nel 2026, ma anche un modo per rimarcare come l'attenzione a collaborazioni e sinergie con differenti realtà operanti sul territorio sia in realtà quello che rende possibile il Festival: ciò premesso deve essere ben chiaro che non si tratta di qualcosa di improvvisato dal nulla, semmai di un'attività costruita e consolidata nel tempo, anno dopo anno. Questo vale, ad esempio, per il progetto Fringe in rete, che mette in contatto operatori con cui si cercano di immaginare percorsi capaci di andare oltre le due settimane di rassegna: quest'anno, ad esempio, avremo il focus Il futuro che verrà, realizzato in collaborazione con Fondazione Mondadori, per analizzare nella forma di talk le dinamiche legate ai territori, o ancora l'incontro in collaborazione con Europride 2027. Ed a proposito della nostra apertura internazionale ospiteremo una rappresentante dell'ente Cluster Arts, organismo attivo anche nell'organizzazione del nostro omologo australiano di Brisbane in previsione di una possibile futura collaborazione".

La cosiddetta scena OFF è da sempre la cifra identitaria attorno cui è edificata l'architettura del Fringe: oltre a sperimentazione e multidisciplinarietà, intravedi per il futuro nuovi filoni percorribili di potenziale interesse, anche in un'ottica di ampliamento di fruizione della proposta culturale?
"Assolutamente sì. Ed è un tema attorno cui ogni edizione ci facciamo molte domande: la ricerca di proposte sempre più ibride si attua attraverso un'attività costante finalizzata soprattutto ad intercettare diversi pubblici, non abituali frequentatori di contesti teatrali, che si possano per così dire far entrare dalla porta secondaria, e non da quella principale. L'intero nostro lavoro è fondato su tre pilastri, direzione, progettazione e comunicazione, in assoluto le fondamenta, da immaginare nelle loro molteplici declinazioni, attorno cui si muove l'intera macchina organizzativa".

Il prossimo anno si celebrerà il prestigioso traguardo delle quindici edizioni: dal tuo punto di osservazione come è cambiato in questi anni il panorama teatrale, e quali le principali criticità oggi riferibili nell'organizzazione di un festival?
"All'inizio la direzione era un progetto condiviso con trenta giovani compagnie ciascuna responsabile della gestione di un singolo spazio: nel tempo è cambiato tutto, a partire dal doversi confrontare con le criticità oggi riscontrabili nella difficoltà di portare lo spettacolo del vivo in luoghi non deputati, con carte e burocrazia spesso rivelarsi ostacoli insormontabili. Ed ancora il bando attraverso cui selezioniamo le proposte ogni anno testimonia un progressivo cambiamento di linguaggi, tematiche ed esigenze di cui si avverte, dalla prospettiva dell'artista, la volontà/necessita di parlare: lato nostro possiamo dire che la struttura solida di cui ci possiamo vantare è proporzionale alla crescita, e se all'inizio ogni compagnia si occupava di un singolo pezzo del mosaico organizzativo, adesso è necessario poter contare su di un insieme di persone e figure professionali più articolato e definito per garantire l'attenzione e la cura necessaria a quello che speriamo possa essere il miglior esito possibile".

Tutto il programma del Torino Fringe Festival è disponibile sul sito www.tofringe.it compresa la sezione ticket per gli acquisti on line dei singoli biglietti e delle differenti formule di carnet ed abbonamenti.
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