testo Fabrizio Sinisi; regia Andrea De Rosa
con Michelangelo Dalisi / Marco Cacciola, Marco Divsic, Michele Eburnea, Chiara Ferrara, Federica Rosellini
spazio scenico Andrea De Rosa, Luca Giovagnoli; luci Pasquale Mari; suono G.U.P. Alcaro; costumi Graziella Pepe; assistente alla regia Marco Corsucci
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
Sedute per il pubblico non frontali ma parallele alla scena, utilizzo di ambienti inconsueti come graticcia e vetrate dopo un prologo itinerante vissuto nel corridoio di accesso: ed ancora la tradizionale platea ridotta ad una serie di poltrone "accartocciate" su cui il Dracula androgino di Federica Rosellini si arrampica e muove con movenze feline, mentre i restanti interpreti appaiono e scompaiono occupando lo spazio scenico dominato da tre asettici tavoli autoptici. Basterebbero queste indicazioni, in aggiunta alle rilevanti componenti visive e sonore di Pasquale Mari e G.U.P. Alcaro, per rimarcare l'unicità di uno spettacolo che, prescindendo da ogni possibile riscrittura teatrale del romanzo di Bram Stoker, è innanzitutto un viaggio nell'animo umano, sofferto itinerario di amore e dolore nel tentativo di indagare concetti quali immortalità/mortalità e scorrere del tempo.
Ben consapevole che trasporre a teatro una materia letteraria possa esporre al rischio di tradirne gli originali dettami, Fabrizio Sinisi firma la drammaturgia sull'idea di tempo, croce e delizia dell'agire umano che vede il protagonista prigioniero di un'eternità da cui non riesce a sottrarsi, imprigionato tra le spire di quell'eterna sopravvivenza che, a ben vedere, nega il concetto stesso di vita: immortalità di pari passo con solitudine, incurabile condizione di isolamento che Dracula cerca di esorcizzare combattendo una quotidiana lotta per sottrarsi alla gogna della vita imperitura. Coordinate di scrittura ben evidenti tradotte da De Rosa in uno spettacolo-rito, operazione ancestrale con lo spettatore fisicamente fagocitato dallo spazio ed emotivamente risucchiato in un racconto dalle tinte forti per il tanto sangue che cala dall'alto, come per la diversificazione di stati d'animo che accompagnano la narrazione.
Suoni cupi e tetri scandiscono cento minuti filati, fino al ben noto epilogo con il cuore del vampiro trafitto da un paletto di palissandro, con Federica Rosellini perfetta maschera di un Dracula fuori dal tempo, creatura multiforme dall'originale fisicità pronta ad arrampicarsi sulle pareti, e su quel che resta dell'originaria platea, come di prodursi in inaspettati slanci di tenerezza ed amore: insieme a lei dividono il meritato successo Michelangelo Dalisi (nel cast alternato a Marco Cacciola), Marco Divsic, Michele Eburnea e Chiara Ferrara, preziose tessere di un mosaico di parole, immagini e suoni che trasforma la serata in esperienza immersiva capace di andare ben oltre l'evento teatrale.
Si replica fino a domenica 30 novembre.
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