di Muta Imago; regia Claudia Sorace; drammaturgia e suono Riccardo Fazi; con Alessandro Berti e Gabriele Portoghese
collaborazione alla drammaturgia Gabriele Portoghese; consulenza letteraria Paolo Giordano; musiche originali Lorenzo Tomio; disegno scene Paola Villani; direzione tecnica e disegno luci Maria Elena Fusacchia; costumi Fiamma Benvignati.
produzione INDEX in coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures, Emilia Romagna Teatro ERT I Teatro Nazionale in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro con il supporto di MAB Maison des Artistes Bard, ATCL / Spazio Rossellini, MAB Maison des Artistes Bard, Viola Produzioni / Spazio Diamante
E' stato così per i lavori più recenti, si ricorda ancora il "luminoso" inizio della rilettura cechoviana delle Tre sorelle, ed è fortemente così per il racconto ispirato al carteggio epistolare tra Günther Anders e Claude Eatherly sullo sfondo della distruzione di Hiroshima del 6 agosto 1945: filosofo ed umanista il primo, pilota dell'aereonautica il secondo, i destini dei due uomini si incrociano a partire dalla prima missiva, datata 1959, che da Vienna Anders indirizza a Eatherly trovando il militare rinchiuso in un ospedale psichiatrico in preda a rimorsi e sensi di colpa dopo aver realizzato le nefaste conseguenze della scorta aerea all'Enola Gay in quella maledetta mattina di agosto.
Nel lungo scambio di lettere prende forma un rapporto amicale a distanza: da un lato l'intellettuale tedesco di origine ebrea adotta Eatherly per entrare sempre più in empatia con lui, cercando quasi di "incorporarlo" come nella simbolica sequenza di apertura in cui i due uomini sono facce speculari di una medesima moneta. Lato suo, Eatherly combatte una quotidiana lotta contro i fantasmi di quel passato che non vuole mettere da parte, in totale contrasto con la communis opinio della società a stelle e strisce che lo vorrebbe celebrare come eroe nazionale.
E se il filosofo e l'uomo comune interagiscono idealmente a distanza di migliaia di chilometri, davanti al pubblico si trovano a condividere i medesimi spazi alternando brevi monologhi a sofferti dialoghi: sul fondo dello spazio scenico un pannello di led luminosi sottolinea i passaggi fondamentali, su tutti l'esplosione della bomba, mentre macchina del fumo e fasci di luce disegnano ambienti ed atmosfere in cui lo spettatore non può non immergersi. Senza cedere ai facili richiami di una rilettura incline alla retorica, il progetto di Muta Imago porta sul palco l'incontro tra due persone molto diverse, per provenienza sociale ed estrazione culturale, ma che proprio su questa diversità fanno leva per interrogarsi in un reciproco ascolto, individuando alla fine nell'apertura all'altro la possibile strada di salvezza.
L'esito finale sono ottanta applauditi minuti in cui suoni e luci si fanno testo, diventando supporto all'azione, con Anders coscienza e supporto morale di Eatherly, creatura dibattuta e sofferente non alla ricerca di perdono, semmai impegnato nel tentativo di convivere con il suo passato: consapevole del ruolo di carnefice che gli assegna la Storia, l'Eatherly di Gabriele Portoghese vive la condizione di sopravvissuto di una dramma epocale per la cui piena comprensione risulta fondamentale l'apporto/supporto di Anders che Alessandro Berti tratteggia con fine cura. Il dialogo a distanza, inframmezzato da sequenze stranianti come Il cielo in una stanza cantato in tedesco e ballato da Portoghese in modalità Elvis, si conclude con la scena invasa da una serie di saette luminose a ricordare al pubblico come orrori e follie del mondo di ieri siano in realtà parenti stretti dei non impossibili obbrobri e devastazioni del mondo di domani.
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