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Alla (ri)scoperta di Aldo Nicolaj
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Carignano di Torino venerdì 28 agosto 2020
di Aldo Nicolaj 

regia e interpretazione Irene Ivaldi 

Teatro di Dioniso
Curioso il destino del piemontese Aldo Nicolaj, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, autore teatrale dal maggior successo oltre confine che non in Italia: eppure la rilevante produzione di commedie e atti unici è ricca di una puntuale e pungente critica al modo di vivere contemporaneo, disamina realizzata in impietose istantanee teatrali dell’universo borghese e piccolo-borghese. 

Fulgidi esempi ne sono i due atti unici, Sali e tabacchi e Zie e piccioni, che Irene Ivaldi per il Teatro di Dioniso dirige ed interpreta in un one woman show indispensabile per conoscere le coordinate drammaturgiche del Nicolaj scrittore di teatro: in Sali e tabacchi il buonumore è assicurato dall'originale elaborazione del lutto di una vedova tabaccaia il cui Amedeo, dongiovanni di provincia della serie "scapa travaj che mi i rivo", ha trascorso la vita intera tra donne e motori, alla fine schiantandosi in auto per evitare un cane, non prima di aver ceduto all'ingenua farmacista pronta ad intestargli immobili e quant'altro pur di averlo tutto per sé; ora, proprio durante il rito funebre, la poco-afflitta Olimpia apprende dal notaio di esser diventata erede universale di una quantità di beni e denaro che, a vendere sigarette e francobolli, non avrebbe visto in una vita intera. Si consuma così, tra battute taglienti e accessi di finto lutto, un’inaspettata vendetta non cosi diversa da quella attuata con modalità assai più ciniche di cui si racconta in Zie e piccioni

Sempre in famiglia si rimane, e da una vedova si passa ad una figlia-nipote di cinque sorelle paralitiche scorrazzate ogni giorno nella piazza del paese per dar da mangiare a quegli odiati pennuti di cui la donna neanche riesce a pronunciare il nome: una quotidianità anonima e sempre uguale interrotta dalla morte della zia Clementina seguita a stretto giro dalle altre quattro sorelle. Tutti decessi motivati con un generico arresto cardiaco, in realtà agevolati da un uso improprio di quelle medicine che ora torneranno utili in succulenti banchetti pomeridiani per gli odiati piccioni che, non a caso, arriveranno sempre in numero minore: racconti risolti in tragicomiche catarsi teatrali, liberazioni di fardelli e fantasmi di una vita intera che le due protagoniste vivono a pieni polmoni, senza filtri, guidate dall'ispirata penna di un Nicolaj abile sarto nel confezionare loro il giusto vestito di cinismo e cattiveria. 

In questo mare magnum Irene Ivaldi sguazza come meglio non potrebbe, regalando un'intensa prova d’attrice capace di strappare al pubblico più di una convinta risata: all'inizio tabaccaia falsamente indifferente, poi figlia e nipote cinica e sprezzante, la Ivaldi si muove sul palco spoglio con una recitazione, ora più contenuta ora più fisica, sempre attenta a non scadere nella macchietta, semmai impreziosita da non meno divertenti virtuosismi verbali: tessere di un più ampio mosaico dedicato dal Teatro di Dioniso ad Aldo Nicolaj, i due monologhi ben di prestano ad allestimenti agili, su di un classico palcoscenico come in luoghi non convenzionali, con un esito finale per il quale non si può che auspicare lunga vita scenica.
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