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Lo zoo di vetro dai colori confetto
a cura di Giampiero Raganelli
Visto al Lac Lugano Arte e Cultura il 4 novembre 2019
LO ZOO DI VETRO di Tennessee Williams 
adattamento e regia Leonardo Lidi dalla traduzione di Gerardo Guerrieri 
con (in ordine alfabetico) Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Mario Pirrello, Anahì Traversi 
scene e light design Nicolas Bovey 
costumi Aurora Damanti 
sound design Dario Felli 
assistente alla regia Alessandro Businaro 
produzione LuganoInScena/LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano| TPE - Teatro Piemonte Europa. 
In collaborazione con Centro Teatrale Santacristina. 
Lo zoo di vetro viene presentato per gentile concessione della University of the South, Sewanee, Tennessee
In scena al Lac Lugano Arte e Cultura dal 5 al 6 novembre 2019, al Teatro Carcano dal 7 al 17 novembre 2019
Qualsiasi compagnia teatrale si sia avventurata nel mettere in scena Lo zoo di vetro, classica opera di Tennessee Williams rappresentata per la prima volta nel 1944, ha dovuto fare i conti con uno scoglio ineludibile presente nel testo, come allestire quella scena degli animaletti di vetro con l'unicorno che cade e si rompe il corno. Qualcosa di impossibile da realizzare a teatro, nella imprevedibilità dell'azione dal vivo teatrale, quasi una sfida che l'autore poteva aver lanciato ai teatranti che vi ci sarebbero cimentati. In uno degli ultimi più riusciti allestimenti, quello di Arturo Cirillo che è circolato nei teatri italiani nel 2014, lo zoo di vetro di Laura era semplicemente fisicamente assente, solo mimato, pura funzione mentale e teatrale. Segue questa soluzione anche l'allestimento del capolavoro di Williams a opera del giovane regista Leonardo Lidi, che opera tuttavia uno slittamento dell'entrata in scena del bestiario di vetro che rappresenta il tesoro di Laura, giocando con lo spettatore su un'ulteriore assenza di questo elemento scenico che peraltro dà il titolo al testo. Lo aspettiamo ma è solo rimandato. Lo zoo di vetro è inoltre messo dentro una scatola, proprio come quella, di scarpe, che determinerà il licenziamento di Tom, come nel suo ultimo racconto, come fosse un mattone ricorrente all'interno di uno spazio mentale. 

Il lavoro di Leonardo Lidi si gioca su ulteriori slittamenti, adattamenti dell'originale, come il sostanziale far fare un passo indietro a Tom, pur tenuto anche come narratore, evidenziando e mettendo al centro la figura di Laura. Siamo di fronte a un testo che, pur con l'ambiguità enorme di cui sopra, non lesina in indicazioni accurate su scenografia e allestimento e addirittura rivela sorprendenti caratteri di modernità, come l'indicazione della proiezione in scena. Si dice che i testi classici debbano essere riempiti, adattati, attualizzati mentre i testi moderni e contemporanei andrebbero resi così come sono. Non ci sono regole ovviamente, ma un testo come questo, è un classico, scritto a metà del secolo scorso, eppure assolutamente moderno. Leonardo Lidi usa una strabordante rilettura scenica, con una scenografia a bomboniera e confetti, dai colori pastello, con una casetta rosa, come un'isola in un mare di palline di polistirolo azzurro. E in più i personaggi indossano abiti da clown a sottolinearne la dimensione di grande tristezza, come il Pierrot con la lacrima.

L'intento di Leonardo Lidi è evidentemente quello di togliere ogni possibile contestualizzazione, che nel testo è presente per esempio nel locale da ballo, all'epoca in cui il dramma è stato scritto, che era quella della guerra e della depressione. La depressione, la mediocrità, aurea, dei personaggi e della vicenda sono collocati in un limbo onirico, in uno spazio astratto, mentale, universale che rifiuta ogni naturalismo. Una casetta di bambole per una vicenda della piccola gente, per la modestia di quelle vite, che galleggia, che è sospesa in una dimensione fluida. Una casetta che andrà incontro a una deflagrazione finale. Lidi gioca con tanti elementi del testo, li amplifica o rilegge. Il ritratto del padre, per esempio, che dovrebbe campeggiare nella casa e che invece è reso in carne e ossa, incarnato dall'attore che poi entrerà in scena come Jim, oppure la proiezione, elemento previsto dall'autore per le scritte, per il filmato Disney che richiama a un ruolo catartico di quel cinema d'animazione, come quello usato nel film I dimenticati di Preston Sturges che risale allo stesso periodo in cui Williams scrisse la sua opera. 

Questo Zoo di vetro si segnala per il grande lavoro degli attori, confermando il talento di Mariangela Granelli e Tindaro Granata. Rimane poco convincente questo magniloquente impianto scenico, il regista non riesce quantomeno a giustificarlo fino in fondo, a convincere della sua necessità. Funziona giusto come accompagnamento o sottolineatura rispetto a quanto già emerge dal testo originale.
  • @Masiar Pasquali
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