con Graziano Piazza e Daniele Ronco
regia Raffaele Latagliata; scene Massimo Voghera e Roberto Leanti; costumi Teresa Musolino
Produzione Mulino ad Arte
E se Vez necessita della presenza di Gio per il disbrigo delle quotidiane faccende, lato suo il giovane non può sottrarsi alle giornaliere incombenze in quanto gravato dalla sentenza di un giudice per espiare le colpe di un passato non così limpido e trasparente: quel che ne nasce è la più classica delle convivenze forzate dove ad incontrarsi/scontrarsi non sono solo due generazioni diverse, ma soprattutto due filosofie di vita, differenti se non opposte modalità di relazionarsi con il prossimo con tanto di ansie e paure.
Ma la vita, si sa, è capace all’improvviso di regalare inaspettate svolte, e così le schermaglie tra i due uomini che all’inizio rendono la pièce gradevole commedia, con il passar dei minuti sfuggono sempre più di mano trasformando il gioco in un qualcosa di tremendamente serio che tanto assomiglia a una reciproca resa dei conti: aumenta la tensione e certo non diminuiscono le occasioni di scontro con le personalità dei due protagonisti palesarsi in tutta la loro rigidità. Alla fine, deus ex machina, solo la minaccia di un possibile avvelenamento da imputare agli effetti tossici delle piogge acide su di un fiore, comparso quasi per magia nella crepa di un muro, ricondurrà la narrazione su binari più equilibrati per un finale in cui Vez e Giò avranno modo di ritrovarsi.
Preferendo per una volta l’indagine intergenerazionale alle tematiche della sostenibilità tanto care alla compagnia, i ragazzi di Mulino ad Arte affrontano la nuova sfida con piglio coraggioso e convinto confezionando novanta minuti filati dai toni ora più comici e leggeri, ora più seri ed impegnati: la scrittura oscilla tra la consapevolezza della vecchiaia oggi incompresa dai più, per quanto depositaria di saperi ed esperienze altrove non presenti, e la forza di nuove generazioni abitanti mondi artificiali e fittizi in gradi difficoltà quando chiamati a confrontarsi con i veri ostacoli del quotidiano. Al buon esito dell’indagine antropologica condotta con gli strumenti del teatro forniscono il loro contributo il Giò di un Daniele Ronco in versione millennial con tanto di camicie hawaiane e il boomer Vez di Graziano Piazza, intensa maschera di vita vissuta, a tratti attraversata da quella malinconia che rende le persone mature più fragili e ricche di dolente umanità.
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