regia Valerio Binasco
con (in ordine alfabetico) Andreapietro Anselmi, Natalino Balasso, Mauro Bernardi, Marta Cortellazzo Wiel, Matteo Cremon, Michele Di Mauro, Giordana Faggiano, Milvia Marigliano, Daniele Marmi, Elisabetta Mazzullo, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Cristina Parku, Aron Tewelde, Ivan Zerbinati
scene Guido Fiorato; costumi Alessio Rosati; luci Alessandro Verazzi; suono Filippo Conti; assistente regia Eleonora Bentivoglio; assistente scene Anna Varaldo; assistente costumi Alberto Allegretti
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, TSV Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano con il sostegno di Fondazione CRT
Quest'anno il principale teatro cittadino sceglie un'apertura in pompa magna con un progetto destinato a riscuotere successo in ogni piazza, grande classico del drammaturgo veneziano, di sicuro testo non tra i più rappresentati, in cui nulla succede a partire dal racconto di una festa di tessitori e mercanti veneziani organizzata dal padrone di casa Sior Zamaria con al seguito la figlia Siora Domenica, tra una partita a meneghella e gli immancabili giochi di coppie: vita reale e finzione del teatro si mescolano alla perfezione nel caso del personaggio di Anzoletto, giovane disegnatore prossimo ad abbandonare l'amata-odiata Venezia per tentar fortuna nella lontana Russia. Impossibile non leggere nella scelta dell'uomo quanto sta per accadere al Goldoni cittadino, prossimo a congedarsi dalla Serenissima per sbarcare su quel suolo parigino, riflesso nella carismatica figura di Madama Gateau, che gli riserverà ben poche gioie: corollario alla partenza senza ritorno ecco far capolino intrecci e capricci sentimentali con protagonisti una decina di personaggi ciascuno depositario di piccole e grande manìe, a loro modo portatori di una malinconia sempre riferita con toni comici e grotteschi.
Guido Fiorato ed Alessio Rosati firmano scene e costumi di un interno tipicamente dell'epoca, laboratorio-salone con telai e stoffe a vista in cui uomini e donne vestiti al bisogno ciacolano e discutono, financo sperimentano le mille facce della seduzione: ed è proprio intorno all'amore che ruotano le quasi tre ore di spettacolo, sentimento da sempre pretesto di lunghi sospiri, disperati pianti o violenti accessi di rabbia, con i personaggi palesare ora ataviche insicurezze, ora universali paure ed adolescenziali pudori, che condurranno la serata all'inevitabile happy end. Da queste premesse la regia di Binasco sceglie con saggezza di non intervenire sull'originaria ambientazione temporale, semmai contamina il tutto con licenze personali, linguistiche come di immagine, per sottrarre all'eccesso di naftalina un racconto da sporcare il meno possibile.
L'esito finale è uno spettacolo di grande coralità, partitura di quindici interpreti che, replica dopo replica, perfeziona l'intesa scenica tanto nelle movimentate scene di gruppo quanto nei più intimi dialoghi a tre o quattro personaggi: la sera goldoniana non prevede ruoli da protagonisti, ragion per cui portarla in scena necessita di un cast equilibrato e omogeneo dove ogni carattere sia personaggio e non macchietta. Nel nostro caso c'è solo l'imbarazzo della scelta a partire dai ruoli più maturi per arrivare a quelli più giovani (citare qualcuno sarebbe fare un torto agli altri), ciascuno con le proprie specifiche al servizio di un disegno di gruppo che dopo tre ore scarse di veneziano il pubblico ripaga con sonori e meritati applausi.
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