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Il claustrofobico mondo de La casa di Bernarda Alba
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Gobetti di Torino venerdì 17 settembre 2021
di Federico García Lorca 

con Francesca Mazza, Orietta Notari, Francesca Bracchino, Paola Giannini, Barbara Mattavelli, Matilde Vigna, Giuliana Bianca Vigogna, Riccardo Micheletti 

traduzione, adattamento e regia Leonardo Lidi; scene e luci Nicolas Bovey; costumi Aurora Damanti; suono Dario Felli

Teatro Stabile di Torino–Teatro Nazionale
Dentro un’inquietante e bianchissima campana di vetro vivono, o forse sopravvivono, le donne de La casa di Bernarda Alba di Federico Garcia Lorca che Leonardo Lidi rilegge con grande lucidità ed attenzione in uno spettacolo dal destino a dir poco tormentato: come cavie da laboratorio rinchiuse in un ambiente protetto, casa-prigione che Nicolas Bovey crea con asettiche piastrelle bianche a contrastare i neri vestiti di chi la abita, incontriamo la comunità formata da Bernarda, rimasta vedova per la seconda volta, e dalle sue figlie Angustia (l’unica di primo letto), Martirio, Maddalena, Amelia e Adele, maschere dolenti chiamate a vivere un lutto fuori da tempo e spazio di cui non sembra intravedersi la fine. A chiudere il cerchio tutto al femminile, in apparenza fuori dal coro ma in realtà più delle altre prigioniera del meccanismo distruttivo, ecco una serva, per la capofamiglia presenza ostile da allontanare quanto prima, al tempo stesso insostituibile spalla con cui ubriacarsi e gozzovigliare. 
Fin qui il plot di un dramma in cui la componente maschile è risolta nella figura mascherata di Lui, invisibile padre-marito che ballando il twist abusa delle figlie, ma anche elegante promesso sposo o amante infedele: una presenza/assenza pronta a comparire per poi subito scomparire come all’interno di un incubo, lasciando sempre tangibili segni di quel passaggio che con il trascorrere dei minuti trasforma la commedia in dramma, svelando ataviche gelosie, portando a galla conflitti mai sopiti, riaffermando la potenza di una carnalità destinata a incidere corpi e coscienze sino all’inevitabile resa dei conti finale.

In questa pirandelliana "stanza della tortura" Leonardo Lidi si muove come meglio non potrebbe, confermandosi regista attento e capace nella lettura e decodifica del testo, attività per la quale dimostra possedere un’attitudine assai rara nel panorama contemporaneo: considerazione da non riferirsi al gusto estetico delle singole scelte, più o meno convincenti, che nel complesso non possono prescindere da un approccio di altissimo livello per quanto attiene capacità analitica e studio della partitura testuale. Consapevole di come un testo del 1936 potrebbe risultare un po’ datato, Lidi con grande maturità concentra la propria indagine sull'urgenza e sulla contemporaneità di temi cardine per il presente, la cosiddetta questione femminile ed il ruolo della donna nella nostra società, ma anche l’incapacità di contrastare il destino, l’impotenza di opporsi ad un qualcosa che ci costringe con le spalle al muro. E se chi fa teatro sa benissimo che non basta poter contare su di una guida ispirata, se poi gli interpreti non sono disposti a seguirla, ne La casa di Bernarda Alba l’impianto registico risalta ancor più grazie alla totale dedizione con cui l’intero cast ne segue i precetti: a partire da Francesca Mazza ed Orietta Notari, la prima spietata madre tiranna, la seconda sofferente serva che come coscienza morale vorrebbe denunciare quanto vede senza averne il coraggio, due facce di un’esser donna desiderosa di elevarsi a livelli totalizzanti. Insieme a loro dividono il meritato successo finale il Lui del mascherato Riccardo Micheletti e le non meno brave figlie di Francesca Bracchino, Paola Giannini, Barbara Mattavelli, Matilde Vigna e Giuliana Bianca Vigogna, señoritas dalle argentate parrucche pronte a sfilare con movenze da varietà televisivo, salvo poi scontrarsi in inevitabili duelli di rancori e gelosie che disgregano ed annientano, invece di unire e compattare, assecondando il flusso di un dramma aperto da un funerale, e chiuso con un suicidio.
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