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Aspettando il telegramma
a cura di Giampiero Raganelli
Visto al Teatro Elfo Puccini l'8 gennaio 2019
di Alan Bennett 
traduzione di Maria Grazia Gini 
uno spettacolo di e con Luca Toracca 
costumi Ortensia Mazzei 
collaborazione musicale Giuseppe Marzoli 
luci e suono di Michele Ceglia 
produzione Teatro dell'Elfo
Prosegue il viaggio di Luca Toracca nell'universo del drammaturgo inglese Alan Bennett, attingendo ancora a uno dei suoi testi scritti per la BBC, Aspettando il telegramma, dopo Una patatina nello zucchero. Un viaggio che rientra nell'attenzione rivolta dal Teatro dell'Elfo a questo autore e in generale alla drammaturgia contemporanea anglosassone. Un lavoro che arricchisce la galleria di ritratti dell'attore, ritratti di sofferenza, senilità, solitudine, umana, esistenziale ma anche scenica, che si aggiunge a spettacoli come Il Natale di Harry. Tematiche peraltro avulse e messe ai margini dalla nostra società dello spettacolo. 

Toracca dà voce a Violet, una signora molto anziana che passa il suo ultimo periodo d'esistenza in una casa di riposo. Pochissimi tratti scenici bastano a delineare tratteggiandolo il contesto e il personaggio, un vestitino a fiori semplice, una sedia a rotelle e una rivista, di quelle patinate femminili, forse di gossip. Una struttura scenica assolutamente basica, da teatro povero che serve all'attore per sprigionare un monologo di grande potenza e intensità e viene anche il dubbio che Toracca avrebbe potuto raggiungere la stessa efficacia anche senza quei pochi elementi, anche "in borghese" senza parrucca. E la presenza scenica funziona con un elemento di costrizione, la sedia a rotelle (un po' come era quel cubo rosso di Il Natale di Harry) che ne fa uno spettacolo di parola, di luci e di musiche nelle canzoni d'epoca come Memory. E ci appare anche tutto quel mondo degli anni d'oro di Violet, fatto di quegli abiti come le ghette, le mollettiere, di quei volti patinati, di quelle acconciature di una volta, delle grandi dive del cinema, come Betty Grable o Bette Davis

Il lavoro di Luca Toracca è toccante, ricorda per esempio le interpretazioni di Danio Manfredini nel riportare in scena un'umanità dolente, nel suo caso dei degenti di un ospedale psichiatrico. Toracca riesce a dare voce a un'esperienza di senilità, di un'anima femminile racchiusa in un corpo in disfacimento, senza autonomia, in mano a infermieri e badanti, di desideri impossibili, di una sessualità mancata anche da giovane, per i pudori dell'epoca che si misuravano nel numero dei bottoni slacciati.
  • ®Laila Pozzo
    ®Laila Pozzo
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