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I SEI PERSONAGGI riletti con lo sguardo del presente
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Carignano di Torino sabato 22 aprile 2023
da Luigi Pirandello 

regia Valerio Binasco

con (in ordine alfabetico) Sara Bertelà, Valerio Binasco, Giovanni Drago, Giordana Faggiano, Jurij Ferrini 

e con la partecipazione degli allievi della Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino (in ordine alfabetico) Alessandro Ambrosi, Francesco Bottin, Cecilia Bramati, Ilaria Campani, Maria Teresa Castello, Hana Daneri, Alice Fazzi, Matteo Federici, Iacopo Ferro, Samuele Finocchiaro, Christian Gaglione, Sara Gedeone, Francesco Halupca, Martina Montini, Greta Petronillo, Diego Pleuteri, Emma Francesca Savoldi, Andrea Tartaglia, Nicolò Tomassini, Maria Trenta 

scene Guido Fiorato; costumi Alessio Rosati; luci Alessandro Verazzi; musiche Paolo Spaccamonti; suono Filippo Conti; aiuto regia Giulia Odetto; assistente regia e drammaturgia Micol Jalla; assistente scene Anna Varaldo; assistente luci Giuliano Almerighi

Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Teatro Nazionale di Genova / Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
A Valerio Binasco non interessano le sfide facili se è vero che nel suo nuovo incontro con Luigi Pirandello, per candida ammissione non di certo l’autore preferito, sceglie un manifesto teorico e poetico come i Sei personaggi in cerca d’autore presentati con coraggio e successo in un allestimento che schiaccia l’occhio alla contemporaneità: progetto ardito e non privo di rischi, metterci le mani oggi significa in primis dover fare i conti con la dibattuta questione del rapporto con i classici, cui segue il raffronto con una materia teatrale molto ricca di quella componente filosofica che, nel 1921, ne ha decretato l’iniziale insuccesso per poi, a stretto giro, conquistare in tutto il suo carattere rivoluzionario.

Al cospetto di una lingua molto carica, cui si deve aggiungere l’ambientazione borghese tanto cara allo scrittore di Girgenti, il regista alessandrino utilizza le maniere forti con una rielaborazione testuale che predilige l’indagine identitaria a quella filosofica, attuando un coraggioso cambio di prospettiva che se da un lato avvicina il dramma dei personaggi alla sensibilità moderna, al tempo stesso li svecchia di quell’alone del tempo cui inevitabilmente si accompagnano: e cosi la compagnia intenta a provare Il Giuoco delle parti agli ordini di un Capocomico diventa l’ensemble dei giovani allievi della Scuola per Attori dello Stabile torinese, ragazzi e ragazze alle prime esperienze professionali depositari di una giovanile curiosità con cui accolgono la Famiglia all’improvviso arrivata sul palco: lato loro i Personaggi sono in origine quattro salvo poi diventare sei dopo aver attinto, per i ruoli muti del Giovinetto e della Bambina, alla stessa comunità di giovani artisti che racconteranno la loro storia. Adattamento che mette al centro del racconto non tanto il dramma affidato ai Personaggi, e per la cui realizzazione sono alla disperata ricerca di un Autore, quanto il loro essere uomini e donne depositari di una tragedia, la scomparsa della Bambina e del Giovinetto, che in essi abita condannandoli come anime dantesche ad un eterno presente di rimorsi e rimpianti. Una famiglia attraversata da ripicche e rancori, dove il Padre è in perenne combutta con Madre e Figliastra, a sua volta pronta a rivolgere il proprio astio verso il Figlio, per un ritratto di quel reciproco odio che, forse, solo gli attori in scena potranno lenire con comprensione ed umanità.

Questa attenzione al dolore dei Personaggi, dimenticati da tutti e incapaci di relazionarsi tra di loro, è affrontata da un punto di vista testuale con una logica di "sottrazione" che vede il Padre dello stesso Binasco e la Madre di Sara Bertelà spesso fare un passo indietro a favore della Figliastra di Giordana Faggiano, la cui maturità interpretativa raggiunge in questo spettacolo significativi livelli: è lei a perorare la causa dei Personaggi, è lei ad occupare il centro del villaggio ed a schierarsi in prima linea tanto nella battaglia pubblica per la rappresentazione della storia famigliare, quanto nella guerra privata con il Figlio di un Giovanni Drago dai mefistofelici tratti. Di fronte a loro, a raccogliere il testimone di un messaggio scritto cui non c'è stato seguito, il gruppo di giovani guidati dal Capocomico Jurij Ferrini, severo maestro, ed al tempo stesso attenta guida, di una comunità assai lontana per atteggiamento e comportamenti dall’originale pirandelliano che nel mostrarsi, ora indisciplinata ora attenta, esprime tutto il vitalismo di una generazione pronta a mettersi in gioco, a partire dalla rappresentazione di quel dramma solo raccontato, e di cui in fondo sembrano essere i soli destinatari per una futura vita scenica. 
Sono proprio loro, il teatro di domani, ad incarnare l’ideale approdo per i Personaggi, creature fissate nel tempo incapaci di sottrarsi al destino assegnato, come ci ricorda in chiusura di spettacolo il disperato suicidio del Figlio, ultimo "tradimento" di una rilettura che il pubblico mostra di gradire ripagando il numero cast con convinti e meritati applausi 
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