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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE: UN INCANTO SENZA TEMPO
a cura di Nicola Bionda
Visto al Teatro alla Scala il 4 luglio 2017
Produzione Teatro alla Scala - Corpo di Ballo del Teatro alla Scala 

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy / Coreografia: George Balanchine / Ripresa da: Patricia Neary / Direttore: David Coleman / Scene e costumi: Luisa Spinatelli

Soprano: Ewa Tracz / Mezzosoprano: Mareike Jankowski / Maestro del Coro: Marco De Gaspari 

Cast per le varie repliche:





Titania : Nicoletta Manni, Marta Romagna, Virna Toppi ; Oberon: Nicola Del Freo, Timofej Andrijashenko; Il Cavaliere di Titania: Marco Agostino, Gabriele Corrado; Puck: Antonino Sutera, Federico Fresi; Gli amanti: Elena: Emanuela Montanari, Alessandra Vassallo; Ermia : Mariafrancesca Garritano, Antonella Albano; Demetrio: Maurizio Licitra, Massimo Dalla Mora; Lisandro: Alessandro Grillo, Riccardo Massimi; Ippolita: Virna Toppi, Gaia Andreanò, Alessandra Vassallo; Teseo: Riccardo Massimi, Emanuele Cazzato; Bottom: Matthew Endicott 

Durata spettacolo: 2 ore incluso intervallo PRIMO ATTO: 65' / Intervallo: 25' / SECONDO ATTO: 30'
Se si vuole provare a definire un classico, questo Sogno di una notte di mezza estate è ciò che sicuramente gli si avvicina di più. Classico nel senso più letterale del termine: un’opera in grado di servire come modello di un genere, di un gusto, di una maniera di fare; un modo di intendere il balletto, capace di ispirare una tradizione. 

Dopo quasi quindici anni di repliche e di successi riconosciuti in tutto il mondo, a più di otto anni dall’ultima rappresentazione scaligera e a sei dall’ultimo tour mondiale (più di nove paesi nel mondo tra cui Messico, Brasile, Cina, Turchia, , Russia, Danimarca) torna alla Scala il Sogno di una notte di mezza estate di George Balanchine nella versione ripresa da Patricia Neary (musa di Balanchine), con le musiche di Mendelssohn e le scene di Luisa Spinatelli. Sul podio, David Coleman. 

L’allestimento è una piccola grande intuizione, capace di risolvere “magicamente” la vicenda shakespeariana. Geniale e leggera anche la struttura: due atti per due balletti quasi separati: Il primo di 60 minuti per narrare la commedia. Il secondo, solo 30 minuti, un lungo divertissement concepito da Balanchine come esaltazione tecnica, pura, del balletto. Il corpo di ballo è tutto interno alla Scala, senza star o ballerini ospiti, ed è efficacissimo nelle sue coreografie. I ruoli di Puck e dei quattro amanti, fondamentali nello sviluppo narrativo, sono stati affidati a danzatori con grande esperienza. 

Luisa Spinatelli, con le sue scene e i suoi costumi, riesce a creare un mondo senza tempo, senza indicazioni né riferimenti. Un mondo leggero fatto di tulle, di forme e di suggestioni naturali. Il letto di Titania è un gigantesco petalo di magnolia, la scena è definita solamente dai périactes (gigantesche quinte a tre lati, originarie del teatro greco), che ruotando su se stessi scandiscono il passaggio da una situazione all’altra, dalla realtà al sogno. I colori e i costumi sono shakespeariani, lo spazio è vuoto, definito e reso tangibile unicamente dalla luce. Creare uno spazio denso e vivo solamente attraverso il vuoto, il colore e la luce è quanto di più difficile si possa immaginare. Il Sogno di una notte di mezza estate è leggerezza, magia, divertimento; e per il balletto nulla è più identificativo del sogno che per sua definizione è materia mutevole, evocativa e soprattutto caduca. E, proprio come accadrebbe in un sogno, il balletto è assolutamente effimero, si compie e svanisce nel tempo impalpabile del suo gesto, creando un mondo popolato di personaggi fantastici, di luci, di fuochi fatui, di sentimenti e di scaramucce amorose. Il mondo sfuggente e allo stesso tempo potentissimo dell’amore e delle sue regole. Il mondo di Titania e Oberon, il mondo di Puck e di Bottom, l’incantesimo di una notte riportato in vita dalla maestria di Balanchine, dall’arte di Spinatelli, dalla genialità di Mendelssohn.
  • Antonino Sutera<br>(Foto Marco Brescia e Rudy Amisano, Teatro alla Scala)
    Antonino Sutera
    (Foto Marco Brescia e Rudy Amisano, Teatro alla Scala)
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