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Il seduttore, nel rispetto dell'autore
a cura di Giancarlo Zappoli
Visto al Teatro San Babila il 16/11/2017
regia di Alessio Pizzech
Interpreti: Roberto Alpi, Laura Lattuada, Agnese Nano, Isabel Russinova
scene  Davide Amadei
costumi Antonia Petrocelli
musiche  Davide Arcidiacono
luci  Nevio Cavina
produzione LAROS di Gino Caudai

Questa rilettura a decenni di distanza del testo scritto da Diego Fabbri nel 1951, Il seduttore, ha un pregio che è difficile riscontrare in gran parte delle produzioni di questi anni: il rispetto della scrittura dell’autore che non viene sottoposta a stravolgimenti o ad astratte elucubrazioni di messa in scena. Alessio Pizzech operando questa scelta offre allo spettatore del 2017 un'opera teatrale che viene lasciata nel suo contesto originale sia per quanto riguarda la scrittura in sé sia per quanto attiene all’ambientazione. 

La struttura girevole che materializza le tre ‘anime’ del seduttore Eugenio ne contestualizza l’agire. Abbiamo una stanza di appartamento, un ufficio in stile anni Cinquanta e una camera con letto sfatto e ‘abitato’ da Wilma. Lo stesso insistere sul piano sonoro sul rumore prodotto dalla ruota girevole del telefono segnala forse ancor più efficacemente delle musiche scelte l’epoca in cui l’azione si sviluppa. Ecco allora che a Roberto Alpi viene chiesto di calarsi nei panni di un Eugenio che è sia nostro contemporaneo sia uomo di un’epoca che non c’è più. È un uomo d’oggi per il continuo bisogno di riconoscimento narcisistico della propria mascolinità e perché, grazie a una sua pretesa superiorità strategica, è convinto di poter manipolare a suo piacimento l’altro sesso. È un uomo del passato per le modalità che utilizza nel tentativo di giustificare il proprio agire. 

Lo stesso vale per le donne che fanno parte della sua vita che, con la solidarietà che finiscono con il trovare, anticipavano negli anni Cinquanta fenomeni sociali che sarebbero emersi nel decennio successivo. Fabbri nello scrivere è decisamente più generoso con Wilma (a cui Laura Lattuada offre una tavolozza di sfumature davvero notevole) che con Alina e Norma. Alla prima vengono offerte due possibilità: una prima fase da segretaria invaghita che stravede per il proprio superiore e poi quello della donna ferita e giustamente arrabbiata. Norma invece è la moglie che tenta inizialmente di ribellarsi salvo tornare rapidamente nei ranghi di una vita di coppia consumata dalla perdita del figlio per poi scoprire un sorriso nella complicità con le altre due. Agnese Nano e Isabel Russinova aderiscono con grande misura ai ruoli. Come dicevamo però è Wilma che ha la parte del leone (o della leonessa) e che emerge come il contraltare femminile di Eugenio, carica com’è di contraddizioni, di slanci e di chiusure. Alla fine a Eugenio non resterà che atteggiarsi a prestigiatore beffato dai suoi stessi trucchi e definito dalla canzone del 1936 che lo inchioda alla sua vera essenza di uomo ‘vecchio’: Bambina innamorata.
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