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Caída del Cielo
a cura di Stefania Landi
Visto il 1 luglio 2017 al Teatro Strehler nell'ambito del Milano Flamenco Festival
Compagnia Rocío Molina - Baile: Rocío Molina - Guitarras: Eduardo Trassierra - Cante, bajo eléctrico: José Ángel Carmona - Compás, percusiones: José Manuel Ramos “Oruco” - Percusiones electrónica: Pablo Martín Jones.

durata: 80'
La decima edizione del Milano Flamenco Festival 2017 si è chiusa con una fulgida meteora del flamenco: Rocío Molina. In scena con la prima nazionale di Caída del Cielo, l’anarchica interprete della danza ha scompaginato la tradizione per godere dell’indipendenza ritmica e gestuale dello stile andaluso. Il percorso passa attraverso una folgorazione sperimentale suggerita dal titolo: il bagliore lattiginoso della bata de cola (vestito con strascico) di Molina appare sul palcoscenico come un selenitico gesso umano depositato sulla terra. I movimenti della ballerina usano lo spazio circostante sfruttando il volume dell’abito tradizionale. Scelgono la decomposizione del reale come poesia inesplorata, nella ricerca di un gesto contemporaneo epurato dallo schematismo accademico ma in collegamento con le fondamenta del linguaggio mimico del flamenco, che ancora non prorompe in musica. Si avverte solo la sonorità velata dei polpastrelli lungo la superficie pavimentale. Le scarpe chiodate sono appoggiate ai lati, inutilizzate ma visibili in primo piano, nell’attesa di essere usate. 

Questo equilibrio di morbidezza dura poco. A romperlo è la stessa coreografa, che si sfila la lunga coda di tessuto e apre la strada ai musicisti; alla chitarra di Eduardo Trassierra, al canto e al basso elettrico di José Ángel Carmona, alle percussioni di José Manuel Ramos “Oruco” e alle percussioni elettroniche di Pablo Martín Jones.

Portatrice di uno sregolato quanto irriverente disordine entropico, la musica evoca le sonorità flamenche anche nel rock e nell’elettronica, in una galvanizzante e liberatoria mistura di linee ritmiche. Su questa scia Rocío Molina si munisce di scarpe e si diverte a proporre con sferzante energia vari travestimenti: da torero del grottesco – che indossa tanga neri e distribuisce gadget e patatine impacchettate ai musicisti – a samurai dotato di chonmage fatto in casa. 

Al flamenco massificato accosta quello primigenio, che trae la sua forza dal canto e dalla percussione di mani che la circondano. I musicisti le si avvicinano formando stretti quadri in cui trova spazio solo la deflagrazione del suo travolgente virtuosismo. Arriva a privarsi di qualsiasi costume per ballare con un due pezzi e mostrare, in una delicata penombra, la sua nudità. Di donna, di ballerina, di coreografa.

Ritorna poi con una nuova, affascinante bata de cola bagnata di acqua e di una pigmentazione purpurea che crea un legame diretto con il ciclo naturale del corpo femminile. Con la veste inzuppata dà vita ad un quadro astratto di movimenti ramificati: immagine in movimento suggestiva ma non per questo conclusiva dello spettacolo. La straordinaria interprete non finisce di stupire fino alla fine e trasmuta ancora in baccante, lasciando agli eccezionali musicisti una sfrenata chiusa all’insegna del rock.

Ne emerge uno spettacolo dal potere catartico, in cui inventiva e talento trovano posto sullo stesso palcoscenico. La rapinosa freschezza di Caída del Cielo è giustamente stata riconosciuta con svariati premi: Miglior Coreografia, Miglior Interprete di Danza Femminile e Miglior Disegno Luci. Una performance teatrale da non perdere, che merita di essere vista e da cui vale la pena farsi trascinare.
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