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CHI NIENTE FU (NON DIRA' NIENTE). O forse si.
a cura di Donatella Codonesu
Tre passi nell apoetica dell'(in)esistenza, allo Spazio Rossellini di Roma il 15 marzo 2022
di Giuseppe Pipino

con Dalila Cozzolino

regia Rosario Mastrota, aiuto regia Andrea Cappadona

luci e musiche Giacomo Cursi, effetti sonori Edoardo Staffa, scenografia Alessandro Di Cola, organizzazione Ettore Nasa, ufficio stampa Edoardo Borzi - Theatron 2.0

produzione Compagnia Ragli con il sostegno di Associazione daSud, ÀP Accademia, CSOA Spartaco

Spettacolo vincitore del Festival Inventaria 2019 sezione Demo - spettacolo vincitore residenza 2020 Teatrosophia, Roma - spettacolo vincitore MarteLive 2021

Carmela abita il primo appartamento. Non cammina mai scalza, indossa sempre tre paia di calzini. Niente e nessuno riuscirebbe a vederle, toccarle, sporcarle i piedi. Ha paura di rovinarli. Per Marino, che abita il secondo appartamento, il mondo, ormai, è finito. Esiliato dalla sua famiglia dopo uno scandalo legato alla “bestia di femminilità” che si porta dentro, fa i conti con la solitudione di un’anima diversa. Elvezia vive nell’ultimo appartamento. Dal 6 maggio 1942, non vede l’altra parte del cielo, non ha visto metà della guerra, ma ne sente gli echi assordanti nel petto.

Tre monologhi ai margini della realtà. Tre storie sospese, isolate nel tempo e nello spazio, all’interno di un metaforico condominio diroccato, lavori in corso, divieto di accesso. Un luogo non luogo, domestico ma anche alienante, un limbo che accoglie i tre personaggi, fantasmi di un mondo che li ha cancellati con un gesto violento, cruento, definitivo. Eppure nelle voci e nei gesti perfettamente calibrati dell’unica attrice in scena, il loro cuore palpita, la loro energia è vitale, logorata ma forte e determinata. Sono in bilico fra vita e morte, ma l’emarginazione che li ha condotti sul baratro dell’esistenza è anche lo stimolo alla loro volontà di esserci, di dire, di dirsi.

Dalila Cozzolino
si trasforma in scena, mutando caratteri e registro, offrendo tre versioni di una stessa poetica, che indaga la vita dell’anima al di la della vita umana, la solitudine totale che resta, un vuoto soffocante, al di la dello sguardo e del giudizio degli uomini. Accompagnata dalla regia essenziale di Rosario Mastrota, che si affida efficacemente a pochi elementi e alle luci suggestive di Giacomo Cursi, l’attrice evoca tre delle tante figure invisibili di cui il nostro quotidiano è affollato, rivendicandone prepotentemente l’esistenza. Rendendo giustizia a un testo, o meglio ai tre testi di Giuseppe Pipino, che trattano la delicata materie dell’ “essere niente” dandole finalmente voce.



Chi niente fu (non dirà niente)
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